Ilva e Mose: un paese senza futuro

Ilva e Mose: un paese senza futuro

15 noviembre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Cattiva gestione, corruzione, opere mal progettate e peggio realizzate, politica dissennata e compromessa. Un mix di ingredienti terribile e mortifero accomuna molte storie patrie, tra cui due recentemente tornate alla ribalta: quelle dell’Ilva di Taranto e del Mose di Venezia. Apparentemente e geograficamente distanti, le due questioni rivelano invece come da Nord a Sud in Italia i problemi restino tali per sempre. Gli allarmi per l’ambiente, per l’incolumità e per la salute dei cittadini servono solo alle comparsate televisive. Poi, nel segreto delle stanze, le decisioni seguono altre traiettorie. Da una parte abbiamo la vicenda di un’azienda prima privata, poi pubblica e infine di nuovo privata, avvelenata da inefficienze, inquinamento e usura degli impianti. Dall’altra quella di un progetto avveniristico segnato dall’incertezza nella programmazione degli investimenti e dei tempi di esecuzione, dal malaffare e dallo scontro fra autorità locali e governo nazionale.In entrambe si specchia la povertà di pensiero e la scarsa visione della politica nostrana. Certo, ha ragione anche chi dice che è troppo facile scagliare denunce stando seduti al caldo nel proprio ufficio a scrivere articoli. Ma diamine come si fa a non dire che un buon governo (quanti ne sono passati?) avrebbe dovuto pianificare da decenni soluzioni idonee! L’Ilva è entrata in crisi, con l’intero settore dell’acciaio, negli anni Ottanta, mentre gli allarmi per l’ambiente e la salute pubblica risalgono addirittura a due decenni prima, si leggano al riguardo gli articoli di Antonio Cederna pubblicati sul Corriere della Sera. C’era tutto il tempo di programmare la chiusura di un’attività altamente inquinante e incentivare la nascita di altre più sostenibili. Si sono reinventate Milano, Torino e altre città, era possibile farlo anche a Taranto. Invece un sistema distante anni luce dagli interessi della gente ha scelto di tenere in piedi soluzioni senza sviluppo, perdendo altre opportunità. Adesso siamo ancora qui a discutere se è giusto che la difesa del posto di lavoro venga prima della salute, della qualità della vita e dell’ambiente. Riguardo al Mose è sufficiente ricordare che il suo tormentato percorso è stato segnato da gravissimi episodi di corruzione, sanzionati in un processo che ha rivelato un turbinoso giro di bustarelle. Per completare l’opera e riparare le strutture già rovinate, ogni anno si rifanno i conti e sono sempre più salati. Come l’acqua che sta divorando Venezia.
Michele Mauri