1 marzo, 2024

Immigrazione: l’integrazione da sola non basta per aggirare il decreto sicurezza

The desembark of migrants after the German NGO migrant rescue ship Eleonore dock into the Sicilian port of Pozzallo near Ragusa, Southern Italy, 02 September 2019. The ship, run by the NGO Mission Lifeline, has over 100 migrants on board. It declared a state of emergency and ignored an Italian entry ban issued by outgoing interior minister Matteo Salvini. ANSA/FRANCESCO RUTA


Una vittoria e una sconfitta: quale sia quale, dipende dai punti di vista e di schieramento. La Cassazione ha infatti chiarito che i decreti sicurezza di Matteo Salvini non sono retroattivi, ma che non possono essere sconfitti dal principio di integrazione nella società. Casi come quello di Venezia, dove il giudice negò il rimpatrio a un migrante perché era ben integrato nella comunità italiana, potrebbero non vedersene più. La Cassazione ha infatti sancito che l’integrazione non è sufficiente a mantenere il permesso di soggiorno per protezione umanitaria, dismesso dai decreti sicurezza fortemente voluti da Matteo Salvini durante il governo gialloverde. Nello specifico, la Cassazione ha accolto i ricorsi del Viminale stabilendo che il fatto di essere socialmente ed economicamente inseriti nella società non è criterio di per sé sufficiente al permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il vero discrimine resta infatti la «specifica compromissione» dei diritti umani nel paese di origine. Matteo Salvini ha immediatamente commentato con entusiasmo la decisione della Corte di Cassazione che dà «ragione alla Lega sui permessi umanitari». «È la migliore risposta agli ultrà dei porti aperti e che vorrebbero cancellare i decreti sicurezza» ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno. La Cassazione però ha anche stabilito che il decreto sicurezza non è retroattivo: questo significa che verrà applicato solamente alle richieste di permesso di soggiorno presentate dopo l’approvazione del  5 ottobre 2018, giorno dell’entrata in vigore.
Fulvio Diaz