1 marzo, 2024

 
Nel suo editoriale pubblicato domenica su Libero, Vittorio Feltri aveva criticato il linguaggio utilizzato da Nicola Zingaretti per insultare Matteo Salvini. Il segretario del Pd – dal comizio finale della campagna elettorale per le Regionali in Umbria – aveva etichettato il leader della Lega come «l’ubriacone del Papeete». Parole che non sono piaciute al direttore di Libero che adesso, dopo la netta sconfitta dell’alleanza Pd-M5S e la vittoria eclatante del Centrodestra, utilizza termini e sostanze molto più forti. «Visti i risultati elettorali in Umbria – scrive Vittorio Feltri sul suo profilo Twitter – mi sa che a Zingaretti convenga bere. La cicuta». Si tratta di un estratto velenosissimo che, secondo la letteratura antica, venne fatta bere a Socrate dopo la condanna capitale alle pena di morte. Insomma, una sostanza che serve a uccidere, a morire o suicidarsi. Il veleno nel tweet di Vittorio Feltri è presente e si vede. Il tutto all’indomani di quell’articolo in cui aveva criticato Nicola Zingaretti per quelle avventate parole dal palco umbro. Oggi, invece, si mette su un piano ancora più basso consigliando – facendolo passare come conveniente – di bere. Ma non il mojito come accaduto dalla spiaggia di Milano Marittima a Matteo Salvini.
L’iperbole linguistica non è una giustificazione
La cicuta. Una delle piante considerate più velenose al mondo e che veniva utilizzata in passato per uccidere. Secondo Vittorio Feltri, dunque, il duello politico – purtroppo fatto anche di sgomitate dialettiche evitabile come quelle che ascoltiamo tutti i giorni – alla fine dovrebbe portare alla morte di qualcuno. Magari con il suicidio bevendo cicuta. È un’iperbole linguistica? Certo, ma non può esser consentito sempre tutto.
Enzo Boldi