Inquinamento marino: rifiuti in mare, abbiamo toccato il fondo

Inquinamento marino: rifiuti in mare, abbiamo toccato il fondo

27 octubre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Con i rifiuti in mare abbiamo toccato il fondo. Letteralmente, nel senso che ormai la gran parte (oltre il 70%) dei nostri fondali marini,ed in particolare quelli rocciosi, presentano in maniera diffusa rifiuti un po’ ovunque ed anche alle maggiori profondità, con una presenza maggioritaria di plastica ( circa il 75% dei rifiuti rilevati). Le concentrazioni più alte si riscontrano nel Mar Ligure, nel golfo di Napoli e in Sicilia.
Più rifiuti che pesci
Nelle reti dei pescatori finiscono più scarti che pesci: vengono raccolte in Adriatico 194 tonnellate di rifiuti in 6 anni (peraltro presumibilmente solo la punta dell’iceberg di quelli realmente presenti). Questo è quanto emerso da un recente convegno tenutosi a Roma il 9 ottobre scorso, organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e dall’ISPRA e dove sono stati presentati i risultati della programma di monitoraggio effettuato dall’Italia per l’attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (Direttiva 2008/56/CE, la cosiddetta ‘Strategia Marina’). Da tale indagine è stato possibile estrapolare una prima fotografia sulla quantità dei rifiuti marini presenti sui litorali, sui fondali marini e nella colonna d’acqua soprastante le aree di indagine.
Quali sono le zone più inquinate
Il quadro, come anticipato, è preoccupante: rifiuti un po’ ovunque, con il mare di Sicilia, con 786 oggetti rivenuti e un peso complessivo superiore ai 670 kg per area campione, che conferma la sua collocazione tra le discariche sottomarine più grandi del Paese, seguita dalla Sardegna con 403 oggetti nella totalità delle 99 cale monitorate e un peso totale di 86,55kg. La situazione dei rifiuti varia da area ad area e in base alle zone monitorate: nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 m di profondità, le concentrazioni più alte di rifiuti sul fondo si rilevano nel Mar Ligure (1500 oggetti per ogni ettaro), nel golfo di Napoli (1200 oggetti per ogni ettaro) e lungo le coste siciliane (900 oggetti per ogni ettaro). Pertanto se si stanno facendo progressi nei metodi e nei sistemi di monitoraggio di tali forme di inquinamento e nonostante alcuni recenti interventi normativi sicuramente positivi (ad esempio la possibilità da parte dei pescherecci di riportare a terra i rifiuti raccolti con le reti), siamo ancora lontani dal riuscire ad attuare azioni che possano invertire o quanto meno arrestare il fenomeno.
Armando Gariboldi