1 marzo, 2024

A worker sorts plastic bottles in the recycling plant of waste, ValorPôle 72, on April 12, 2013 in Le Mans, western France. ValorPôle 72 is a regional Ecopôle dedicated to new technologies of waste recovery designed for processed 38,000 tonnes of waste per year and commissioned in September 2012. AFP PHOTO / JEAN FRANCOIS MONIER (Photo credit should read JEAN-FRANCOIS MONIER/AFP/Getty Images)

 

  • Dal Veneto alla Campania, viaggio alla scoperta di un Paese che sta cogliendo le nuove sfide del riciclo e dell’economia circolare
  • L’Italia è infatti tra i primi produttori di plastica nel Mediterraneo, ma anche tra i Paesi leader del riciclo
  • Il primato della regione Veneto sulla raccolta differenziata e le ragioni che spingono al cambiamento

Quasi quatto mega-tonnellate l’anno. È il valore della plastica che produciamo, in Italia ogni anno. Il nostro Paese è infatti uno dei più grandi produttori di plastiche e di imballaggi dell’area mediterranea. La buona notizia è che siamo anche i leader del ricicl;  nel 2017 è stata destinata al riciclo oltre una mega-tonnellata di rifiuti di plastica: una cifra che negli anni è cresciuta esponenzialmente, proiettando il nostro Paese tra i paesi leader di questo tipo di raccolta in area mediterranea. Un primato importante, perché al pari della CO2 anche la plastica inquina in maniera considerevole. Qualche cifra? Circa 8 milioni di tonnellate di plastica che produciamo ogni anno finisce in mare, pregiudicando duramente la vita degli ecosistemi marini, mentre per produrla si brucia anidride carbonica. Tanta anidride carbonica: solo per il fabbisogno italiano se ne sono prodotte nel 2017 circa 46.3 megatonnellate, una percentuale che incide pesantamente anche sul riscaldamento climatico. Per non parlare poi delle microplastiche, ovvero le fibre di plastica inferiori a 5 millimetri che si disperdono nell’ambiente, che vengono spesso ingerite dai pesci , per poi tornare sulle nostre tavole e nei nostri bicchieri, con effetti tuttora sconosciuti per la nostra salute. Secondo un recente studio, ognuno di noi ne ingerisce ogni anno circa 50mila frammenti l’anno. «Il problema non è tanto la plastica in sé, ma l’utilizzo consumistico che se ne fa, la cultura dell’usa e getta e la gestione scorretta dei rifiuti. La plastica incide molto pesantemente sugli ecosistemi, basta vedere gli effetti che i nostri scarti producono nella vita di uccelli, tartarughe, balene e via dicendo» sottolinea Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente che aggiunge:  «L’Italia è comunque una delle eccellenze della cosidetta “economia circolare”»e lo fa citando alcuni esempi concreti.  «Prendiamo ad esempio la Revet, un’azienda di Pontedera che è riuscita a dare nuova vita a plastiche tecnicamente irrecuperabili, fino a realizzarci le scocche dei motorini, o la Fater, nel Trevigiano, che è riuscita a riciclare pannoloni, pannolini e assorbenti, depurandoli dalla materia organica: due esempi di eccellenza che ci fanno capire su come questo Paese sappia essere spesso all’avanguardia» aggiunge Minutolo.
Il muro invisibile tra Nord e Sud: ma le eccellenze sono dappertutto
E malgrado permanga una differenza sostanziale tra Nord e Sud Italia, il responsabile scientifico di Legambiente invita a non leggere i dati in maniera troppo schematica: «Non parlerei di sostanziali separazioni tra Nord e Sud, ci sono molti comuni al Sud che sono molto virtuosi, ma è ovvio che, se in una grande città come Palermo si hanno problemi sulla raccolta questo influisce sul macro-dato geografico e regionale, ma la realtà è molto variegata» insiste Minutolo. E se è la Valle D’Aosta a guidare la fila delle regioni dove il riciclo è più virtuoso, e il blocco delle regioni del Nord è genericamente più performante di quelle del Centro-Sud, si registrano i buoni risultati ottenuti dalla regione Sardegna e dalla regione Campania. Ma se c’è una Regione che può dare lezioni al resto d’Italia per riciclo ed economia circolare, quella regione è sicuramente il Veneto. Nel 2017 il qui  si è realizzata la più alta percentuale di raccolta differenziata (73.6%). Ed è Treviso la città italiana che primeggia con un tasso di ben 87.8% di differenziata, tallonata da Belluno, terzo comune nazionale dopo Mantova. La virtuosità della regione è dimostrata anche dalla buona collocazione di Vicenza (75.2%) Verona (70.7%), Venezia (68.5%), Padova (68%), Rovigo (66.1%). Un risultato eccellente che va cercato in un’economia capace di fiutare le opportunità dell’economia circolare e usare gli incentivi  economici che la raccolta differenziata offre , ma non solo. «Se prendiamo Treviso, dobbiamo dire che sul territorio c’è stato un lungo lavoro educativo e culturale sulla differenziata» afferma Gigi Lazzaro, responsabile di Legambiente Veneto, un lavoro che si va poi a intersecare con altri importanti fattori: «C’è poi ovviamente un ottimo sistema di gestione, una raccolta porta a porta pienamente funzionante, un sistema di tariffazione puntuale che stimola i cittadini a comportarsi virtuosamente».Un cocktail che sembra proiettare la Regione tra i primi posti in Italia. A Belluno, ad esempio, si è raccolto nel 2017  l’equivalente di quasi 28kg di plastica pro-capite, un vero e proprio record. E il prossimo obiettivo è la riduzione della  produzione di plastica: «Il Veneto è sicuramente all’avanguardia, ma se guardiamo la quantità di rifiuti prodotti non è certo inferiore ad altre regioni. È ora di cominciare a produrne di meno, di cominciare a lavorare attivamente sulla riduzione dei rifiuti» conclude Lazzaro. Perché il futuro parte anche dal produrre meno e meglio.
Daniele Tempera