1 marzo, 2024

Il sindaco di Sutri, Vittorio Sgarbi, durante il convegno nell'ambito del Primo festival Etrusco contro il razzismo nella sala Ruspoli a Cerveteri, 27 gennaio 2019. ANSA/CLAUDIO ONORATI


  • Secondo il deputato e sindaco di Sutri, c’è stata una manovra per silenziare l’accusa di stupro grazie al Pd
  • Vittorio Sgarbi giudica così la mossa di mettere Luigi Di Maio agli Esteri
  • Nel mirino Ciro Grillo, figlio di Beppe

Siamo nel 2019 e, ormai, siamo abituati alle più fantasiose teorie del complotto che ci accompagnano nel quotidiano. Grazie a Vittorio Sgarbi, all’immenso romanzo di queste fantasiose ipotesi si aggiunge un nuovo capitolo. La vicenda citata dal deputato, sindaco di Sutri e critico d’arte è quella che riguarda Ciro Grillo – figlio di Beppe, il garante del Movimento 5 Stelle -, accusato di stupro di gruppo da parte di una ragazza a Porto Cervo. Le indagini stanno andando avanti, come da prassi, ma chi è sempre stato garantista (quando si trattava di parlare di altre storie), ora si scopre quasi giustizialista, fornendo una ricostruzione assai fantasiosa e ultra-complottista. «È tempo di grandi padri e di elevati maestri. Questo è il governo Grillo-Renzi. Quando Piero Piccioni fu accusato del delitto Montesi, il padre, il ministro Attilio Piccioni, si dimise – ha detto Vittorio Sgarbi alla Camera durante la sua dichiarazione di dissenso per il voto di fiducia all’Esecutivo giallorosso guidato da Giuseppe Conte -. Quando invece il figlio dell’elevato Grillo è stato accusato di stupro, Grillo ha fatto Di Maio ministro degli Esteri, cercando la copertura del Pd che controlla i giudici, come si è visto bene con il caso Palamara». Parole che, sotto vari aspetti, potrebbero portare a più di una querela da parte dei vari personaggi citati da Vittorio Sgarbi nella sua dichiarazione di voto a Montecitorio. Da Ciro Grillo – sotto indagine, ma non ancora finito in manette -, al padre Beppe, fino ad arrivare a Luigi Di Maio e al Partito Democratico nella sua interezza.
Il complotto con Di Maio agli Esteri e il PD
L’accusa, quella di aver messo Luigi Di Maio agli Esteri per cercare la copertura del Partito Democratico «che controlla i giudici» in merito alla vicenda che riguarda Ciro Grillo è molto grave. Fosse successo al contrario, ovviamente, si sarebbe gridato allo scandalo per una magistratura pilotata per screditare l’operato altrui. Ora, però, l’occasione per Sgarbi di lanciare i complotti – che piacciono molto in questo Terzo Millennio – era troppo ghiotta. Da garantisti a giustizialisti: questo è il vero Cambiamento.
Enzo Boldi