Gazzettino Italiano Patagónico
le President Emmanuel Macron recevait au Palais de l'Elysée pour entretien le Premier Ministre britannique, Boris Johnson, le 22 Aout 2019.

Oggi il Parlamento inglese riprenderà i lavori parlamentari fino al 9 settembre

 
La deadline di Brexit è sempre più vicina: il 31 ottobre il Regno Unito lascerà l’Unione Europea e, ad oggi, ancora non ha un accordo che raccolga i consensi necessari. Con una forzatura giudicata da molti quasi anticostituzionale, il primo ministro Boris Johnson ha ottenuto dalla Regina Elisabetta il via libera allo scioglimento del Parlamento dal 9 settembre fino al 14 ottobre: una mossa che di fatto annullerebbe qualsiasi opposizione al suo piano-non-piano di uscita. Johnson è infatti un forte sostenitore del “no-deal”, scenario giudicato come tragico da esperti, politici ed economisti. Ma anche se il Parlamento resterà operativo da oggi per pochi giorni, non significa che la strada di BoJo sia senza ostacoli: oggi infatti ci sarà un voto decisivo.
Brexit, il voto di oggi potrebbe cambiare tutto (o quasi)
Boris Johnson ha implicitamente fatto capire che considera il voto di oggi pari a una fiducia. Oggi infatti la Camera discuterà una legge “anti-no deal” che obbligherebbe il primo ministro a chiedere una nuova proroga all’Unione Europea per far slittare la data di Brexit, ora prevista per il 31 ottobre. Un’opzione che Johnson non vuole assolutamente considerare. Dopo una riunione urgente del suo gabinetto lunedì 2 settembre, il primo ministro ha dichiarato di «non voler rinviare la scadenza per la Brexit senza se e senza ma», e che se i deputati Tory voteranno per cercare di ritardare ulteriormente «taglieranno le gambe alla posizione negoziale del Regno Unito». BoJo ha quindi invitato a «sostenere il governo e non l’inutile ritardo del leader laburista Jeremy Corbyn». BoJo infatti ha sostenuto di essere «incoraggiato dai progressi che stiamo facendo» e che «raggiungeremo un accordo entro la scadenza», probabilmente già in tempo per il summit europeo previsto per il 17 e 18 ottobre.
La possibilità di elezioni anticipate
Se però la legge promossa dal laburista Hilary Benn oggi dovesse passare, il primo ministro potrebbe decidere di indire nuove elezioni proprio per il 14 ottobre. «Io non le voglio, se voi non le volete» ha infatti affermato da Downing Street, chiarendo però che se il parlamento gli votasse contro al primo giorno di ripresa dei lavori parlamentari «non ci sarà altra scelta» che tornare alle urne il 14 ottobre. Un’opzione che pubblicamente lui stesso ha detto di non volere, ma che secondo fonti governative citate dai media britannici, starebbe in realtà considerando. Secondo il Fixed Term Parliament Act, la mozione per indire nuove elezioni anticipate dovrebbe ottenere l’approvazione di due terzi della maggioranza, ma il Labour party si è detto pronto a questa opzione: il leader Jeremy Corbyn da tempo infatti parla di indire una nuova chiamata alle urne, mirando ad una vittoria del proprio partito. «Dobbiamo lavorare insieme per fermare l’opzione “no deal” – ha dichiarato Corbyn lunedì 2 settembre – Questa settimana potrebbe essere la nostra ultima possibilità». Ma i risultati potrebbero invece giocare a favore di Boris Johnson: se riuscisse a polarizzare ulteriormente i cittadini della Regina infatti, potrebbe rafforzare il suo consenso interno al Parlamento, ottenendo quindi i numeri necessari sai per rinegoziare l’accordo che per ottenere un’uscita “no-deal”, che secondo l’opinione diffusa è il suo vero obbiettivo.
Dominic Raab: «Questa legge è pensata per ritardare o cancellare Brexit»
Importanti anche le dichiarazioni rilasciate alla BBC Radio 4 dal Segretario di Stato per gli Affari Esteri Dominic Raab il quale ha spiegato che questa legge «creerebbe una paralizzante incertezza». «È progettata appositamente per consentire ulteriori estensioni, e comporterebbe per il Regno Unito l’accettazione di qualsiasi condizione posta dalla Ue, per quanto punitiva e severa – ha spiegato – costando ai contribuenti un miliardo di sterline al mese». Secondo Raab infatti la legge in discussione oggi è pensata per «ritardare se non addirittura cancellare Brexit e annullerebbe i progressi positivi che abbiamo compiuto con L’Ue per ottenere un accordo di uscita».
Gaia Mellone

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