La Foresta amazzonica brucia, ma non è colpa del clima

La Foresta amazzonica brucia, ma non è colpa del clima

25 agosto, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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I roghi che stanno distruggendo in questi giorni la Foresta Pluviale Amazzonica in Brasile e in alcuni Stati vicini sarebbero intenzionali e strettamente legati alla deforestazione. Non sono, quindi, un effetto del riscaldamento globale ma, piuttosto, ne andranno ad aggravare l’entità. Il clima attuale nella regione non è, infatti, anomalo, come ha precisato all’agenzia Reuters Alberto Setzer, ricercatore dell’INPE: «La piovosità nella regione amazzonica quest’anno è solo lievemente sotto la media. La stagione secca crea le condizioni favorevoli per l’uso e la diffusione del fuoco, ma appiccare un fuoco, in modo deliberato o accidentale, è un’azione dell’uomo».
Le immagini dei satelliti
Le immagini dei satelliti della NASA mostrano il fumo degli incendi che copre gli Stati brasiliani di Amazonas, Mato Grosso e Rondônia. Un evento catastrofico planetario. È come se stessero bruciando i nostri polmoni. Con i devastanti incendi in corso nella Foresta Pluviale Amazzonica, rischiamo di perdere il 20% della produzione di ossigeno del Pianeta e il 10% della biodiversità mondiale. Quello che sta accadendo a quegli ecosistemi unici e irripetibili, fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo, rischia di farli sparire per sempre. Il Brasile, infatti, ha registrato quest’anno oltre 72.000 incendi boschivi, con un incremento dell’84% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (fonte: Brazil National Institute for Space Research). Più della metà di questi hanno interessato l’area dell’Amazzonia. Storicamente, in Amazzonia l’uso del fuoco è direttamente collegato alla deforestazione, perché è una delle tecniche utilizzate per creare nuovi spazi per coltivazioni, allevamenti e miniere. Secondo l’Amazon Research Institute (IPAM), i 10 comuni dell’Amazzonia con il maggior numero di incendi sono gli stessi con il maggior numero di disboscamenti. Secondo il WWF e altre organizzazioni, ad aggravare la situazione sono state le recenti politiche del presidente Bolsonaro, che hanno fatto della deforestazione uno strumento per dare maggiore vigore a uno sviluppo basato sulla predazione delle risorse naturali. L’area deforestata dell’Amazzonia, che è stata monitorata a luglio via satellite, corrisponde a una superficie di 2.254 chilometri quadrati. Ciò equivale a oltre un terzo di tutto il volume disboscato negli ultimi 12 mesi, tra agosto 2018 e luglio 2019, periodo in cui il totale della deforestazione ha raggiunto i 6.833 chilometri quadrati con un aumento, registrato proprio nel mese di luglio, del 278% rispetto allo stesso periodo negli anni precedenti.
La minaccia della deforestazione
A causa della deforestazione, la Foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici. Al di sotto di una certa superficie, l’ecosistema forestale amazzonico rischia di collassare perdendo la capacità di fornire quei servizi cruciali per l’umanità come la stabilità climatica, la produzione di ossigeno, l’assorbimento di CO2, la produzione di acqua dolce, il mantenimento della biodiversità e tanti altri ancora. La Foresta amazzonica è un ambiente delicatissimo e irripetibile. Una volta scomparsa sarà scomparsa per sempre e nessun intervento di rinaturalizzazione potrà mai creare la straordinaria varietà, ricchezza e complessità di una foresta tropicale non violata dall’uomo.
L’allarme del WWF
«Il saccheggio dell’Amazzonia e delle sue straordinarie risorse ha anche un drammatico risvolto sociale. La deforestazione è, infatti, accompagnata da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d’oro, pascoli e coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il Pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati» afferma Isabella Pratesi, direttore Conservazione del WWF Italia.
Lo sfruttamento del suolo, la politica e la devastazione
L’ondata di incendi che ha colpito diversi Stati amazzonici potrebbe essere stata innescata dagli agricoltori, incoraggiati dalle politiche espansive del governo brasiliano a liberare nuovi terreni dalla foresta, per far spazio alle coltivazioni di frumento e mangimi e agli allevamenti bovini per la produzione di carne. Fonti di stampa locali denunciano che in alcune regioni i contadini stanno dando vita a “giornate del fuoco”, approfittando dei controlli più deboli da parte delle autorità. Da parte sua, il presidente brasiliano Bolsonaro ha accusato le Associazioni non governative di speculare sugli incendi per attaccarlo politicamente, dopo che il suo governo ha tagliato loro i fondi. Gli attivisti ambientalisti hanno replicato duramente, sostenendo che l’attacco di Bolsonaro è un assurdo tentativo di distogliere l’attenzione dal problema della scarsa supervisione e del tacito incoraggiamento alla deforestazione. «Coloro che distruggono l’Amazzonia e lasciano che la deforestazione continui senza sosta sono incoraggiati dalle politiche del governo Bolsonaro. Da quando è entrato in carica, l’attuale governo ha sistematicamente smantellato la politica ambientale del Brasile» ha detto Danicley Aguiar, di Greenpeace Brasile. Non è chiaro quali incendi siano stati deliberatamente innescati dagli agricoltori e quali siano, invece, accidentali o naturali. Il problema, infatti, non è limitato al Brasile. Nella vicina Bolivia, grandi incendi hanno distrutto 5.180 km2 di foresta. Un incendio che ha oscurato i cieli durante il giorno a São Paulo, a migliaia di miglia di distanza.
Luca Serafini


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