Seguire i discorsi della politica italiana e il giornalismo politico dall’estero non è facile

Seguire i discorsi della politica italiana e il giornalismo politico dall’estero non è facile

22 agosto, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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  • Un giornalista ha riportato la sua difficoltà su Twitter, raccogliendo diversi consensi
  • Una giornalista irlandese solleva il problema del “retroscena”

Il giornalismo politico italiano è un mondo a sé. A volte sembra più un esercizio di scrittura che di cronaca, i volti dei politici diventano misteri da decifrare per i nostri giornalisti, che citando e immaginando ricostruiscono drammi, sentimenti, pulsioni che vanno ben oltre le loro parole. Ma le stesse parole pronunciate dai nostri politici, da un lato o dall’altro, sono spesso difficili da decifrare se non si è immersi nel contesto: battute, frecciatine, riferimenti al passato, termini creati ad hoc. Il mondo della politica italiana è come quello delle creature fantastiche: nulla è mai come sembra, c’è sempre qualcosa in più. Ma cosa succede ai giornalisti turisti – no, non della democrazia, a riconferma di quanto appena detto – che cercano di decifrarci? Capita che non capiscano più nulla. La crisi italiana sta invadendo anche i giornali esteri: gli occhi sono, una nuova volta, puntati su di noi. Il terrore che il nostro Paese crei un terremoto finanziario, il timore di un altro paese nazionalista all’interno della Comunità Europea. E poi, c’è il fascino che solo noi italiani riusciamo ad avere (anche se, anche gli inglesi ci stanno tenendo testa ormai). Ma la politica italiana è piena di riferimenti, non ci si può perdere una puntata perché ricostruire tutto sarebbe infinitamente complesso. Lo è per i giornalisti italiani, figuriamoci per quelli stranieri. A manifestare il proprio disagio su Twitter è stato Matt Steinglass, corrispondente europeo dell’Economist. Caustico ha cinguettato che «La traduzione di Google Translate della cronaca politica Italiana è completamente incomprensibile». Che Google Translate non sia proprio il modo migliore per tradurre, lo sa chiunque abbia cercato di andare oltre il famoso “the cat is on the table”. Ma stavolta, c’è pure lo zampino della complessità politica. In molti condividono la sua difficoltà. «Non che l’originale sia molto più chiaro ad essere onesti» scrive Jeremy Cliff dell’Economist, «O è quello, o l’Italia sta impazzendo. Un lancio della moneta immagino» aggiunge Connor Clerx di BNR Nieuwsradio e Plaat & Speler. Ecco allora giungere in suo aiuto Naomi O’Leary, corrispondente irlandese di Politico Europa. «È una lingua a sé – cinguetta la giornalista da Dublino – Ho scoperto che impararla è una delle cose più affascinati dello scrivere dell’Italia. Devi essere al passo con la storia politica per comprendere molti dei riferimenti». Studiare, studiare e ancora studiare, è l’unico modo secondo O’Learly: «È un cliché pensare che sia stato scritto solo per 1500 esperti di politica».
Il vademecum per i giornalisti stranieri: «Da bunga bunga a pianista»
Tanto che la giornalista irlandese riporta come link utile un articolo scritto da lei stessa nel maggio 2013, spiegando tutti i termini “intranducibili”. Il titolo dell’articolo, pubblicato su Reuters, si spiega da sé: «Dal bunga bunga al pianista – lo slang della politica italiana». La guida, volenti o nolenti, è ancora attuale. Tra i termini spiegati ci sono Casta, Celodurismo «un riferimento non molto sottile ad un pene eretto», compravendita, esodati, grillini, inciucio, olgettine e via dicendo.
Non solo la terminologia, bisogna comprendere anche il retroscena
Ma il problema non è solo il vocabolario, ma anche il retroscena. Come è possibile che quel giornalista abbia saputo le parole esatte pronunciate da quel politico in un incontro a porte chiuse? Una domanda che mette in crisi moltissimi giornalisti stranieri, che si arrovellano su come riuscire a ottenere le stesse dichiarazioni, su quali siano i contatti da avere, sul perché quel giornalista italiano un po’ sbarbato abbia la dichiarazione e loro no. Ebbene, il segreto è molto più semplice: l’invenzione, o meglio, il retroscena. Una tipologia di giornalismo politico che nasce per dare colore alla cronaca politica ma che ad oggi ne ha preso il posto. E questi articoli, come spiega saggiamente anche O’Learly sempre nello stesso thread di Twitter, sono pieni di «teorie per aria e citazioni che in realtà significano “si pensa che abbia detto”». E lo sa per esperienza diretta: «Non dimenticherò mai un comunicato stampa dal palazzo presidenziale che citava un suo stesso annuncio a fonti anonime».
Gaia Mellone


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