L’Austria vieta l’uso di glifosato

L’Austria vieta l’uso di glifosato

12 julio, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


L’Austria è il primo Paese europeo a vietare l’uso di glifosato sui propri terreni. Il parlamento austriaco, infatti, ha messo al bando il composto chimico che, a partire dal primo gennaio 2020, sarà ufficialmente vietato. «Se l’Europa ha preso tempo, l’Austria non ha voluto aspettare, forse anche sull’onda delle notizie da oltreoceano che vedono la Bayer in difficoltà nei processi, che sempre più spesso la condannano a risarcire persone che hanno sviluppato gravi malattie dopo la prolungata e intensa esposizione al glifosato – ha commentato Greenpeace –. Come dire: anche se il gruppo Bayer-Monsanto continua a mettere in dubbio la pericolosità del glifosato, sempre più istituzioni stanno evidentemente scegliendo di basarsi sui numerosissimi studi scientifici che al contrario la confermano».
La pressione dei cittadini
La storica decisione austriaca è arrivata grazie anche alla mobilitazione della società civile, sempre più consapevole e attenta ai potenziali pericoli derivati dall’uso del celebre pesticida. «L’iniziativa popolare StopGlyphosate, lanciata nel 2017, ha raccolto in Europa oltre 1 milione di firme in poco più di 4 mesi – commenta l’associazione –.  Lo scopo era quello di chiedere a Parlamento e Commissione europei non solo di vietare il glifosato, ma anche di riformare i processi autorizzativi dei pesticidi in un’ottica di maggiore trasparenza e rigore scientifico e di indirizzare l’agricoltura europea verso un progressivo abbandono dei pesticidi».
E in Italia? 
La scelta del parlamento austriaco potrebbe fare da apripista per altri governi nazionali. Nel nostro Paese, oltre 70mila persone hanno aderito all’iniziativa popolare promossa dai cittadini europei. «In tutta la penisola persone comuni si sono mobilitate, hanno espresso preoccupazione e richieste di cambiamento e stanno continuando a farlo. Il Parlamento italiano non ha però finora saputo o voluto far proprie queste richieste, rimettendosi, di fatto, alle scelte europee e alle “manovre”, più o meno trasparenti, dell’industria della chimica», conclude l’associazione.
Maria Fontana