L’appello dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani: «Porre fine alla repressione brutale in Sudan»

L’appello dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani: «Porre fine alla repressione brutale in Sudan»

25 junio, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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  • Ad aprile è caduto il regime di Omar al Bashir con un colpo di stato
  • Da allora i militari detengono il potere compiendo violazioni dei diritti umani bei confronti della popolazione
  • La condanna di Michelle Bachelet a Ginevra

Continuano le violenze in Sudan, dove la popolazione ha dato il via ad una ribellione contro il governo transitorio guidato dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, accusato di aver compiuto alcune delle violenze più gravi della storia del Sudan degli ultimi 15 anni.
L’Alto commissario Onu per i diritti umani: «Il Sudan apra agli osservatori»
Quando la popolazione del Sudan si è ribellata al regime di Omar al Bashir, culminato con un colpo di stato, ciò che chiedeva era democrazia. Alla caduta del generale ad aprile è salito al potere un governo militare, incaricato di dover gestire la transizione. Ma le trattative si sono velocemente arenate, e ora la popolazione del Sudan si trova a dover far fronte ad una delle più «brutali repressioni» della sua storia. Le ha definite così l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, intervenendo alla conferenza in augurale del Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra. Confermando che il bilancio dei morti supera già il centinaio di persone, ma sicuramente ve ne sono molte non registrate, Bachelet si è rivolta direttamente alle autorità sudanesi che hanno impedito l’ingresso degli osservatori.
«L’insurrezione popolare pacifica in Sudan, con la sua richiesta di una governance democratica e giustizia, e’ stata accolta con una brutale repressione da parte delle forze di sicurezza – ha detto Michelle Bachelet, esprimendo «rammarico» per la mancata risposta del governo alla «richiesta di accesso per indagare sulle accuse di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza durante la repressione».
Gaia Mellone


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