Fiumi di plastica dalle città fino al mare

Fiumi di plastica dalle città fino al mare

18 junio, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


L’inquinamento da plastica dei nostri mari arriva soprattutto dai fiumi. I corsi fluviali che attraversano le città, infatti, sono diventati veri e propri nastri trasportatori di rifiuti verso quella che è diventata la discarica più grande del Pianeta: il mare. «Secondo studi recenti, l’80% delle microplastiche, ovvero quelle particelle inferiori ai 5 millimetri di dimensioni, si origina in ambienti terrestri e da lì, trasportata principalmente dai fiumi, arriva nei mari di tutto il mondo» spiega Greenpeace che, con la campagna MAYDAY SOS Plastica, sta monitorando lo stato di salute dei fiumi italiani.
Il percorso delle microplastiche
Assieme ai grandi rifiuti, finiscono in mare anche le microplastiche, particelle subdole che non riescono a essere filtrate per via delle loro dimensioni, ma che causano immensi danni agli ecosistemi marini. «Le microplastiche derivano dalle nostre attività quotidiane, perché sono contenute nei prodotti per la cura della persona, nei detersivi o rilasciate dai nostri abiti sintetici durante i lavaggi in lavatrice – prosegue Greenpeace –. Infatti, dagli scarichi delle nostre case parte delle microplastiche possono arrivare negli impianti di depurazione, in grado di trattenerne solo una frazione, mentre il resto finisce direttamente nei corsi d’acqua. Anche la parte di microplastiche trattenute dai sistemi di depurazione, però, può comunque raggiungere i fiumi e i mari e questo attraverso i fanghi di depurazione utilizzati come fertilizzanti in agricoltura che, una volta impiegati nei campi coltivati, possono essere dilavati dalla pioggia e le microplastiche in essi contenute finire nei corsi d’acqua».
Lo stato di salute dei fiumi italiani
La salute dei mari inizia quindi dalle città. Monitorare l’inquinamento fluviale è il primo passo per combattere la guerra alla plastica. «Per questo è necessario effettuare ricerche non solo in mare aperto, ma anche nei fiumi e alle loro foci, perché lo stato delle acque in queste zone può darci informazioni di fondamentale importanza per comprendere da dove si originano le microplastiche» conclude Greenpeace che, in questi giorni, sta monitorando i livelli di microplastiche non solo nel Mar Tirreno ma anche presso le foci di tre grandi fiumi – il Tevere, il Sarno e l’Ombrone – al fine di valutare l’effettivo contributo di questi corsi d’acqua allo stato di inquinamento dei nostri mari.
Marina De Paoli