La vita agra: Leggere per pensare

La vita agra: Leggere per pensare

11 junio, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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D’estate, per ragioni varie che non serve elencare, dedichiamo un poco più di tempo a noi stessi. Ci concediamo qualche pausa, facciamo più sport. Molti approfittano dei ritmi rilassati per leggere più assiduamente. Vorrei allora servirmi di questo appuntamento settimanale per condividere con voi alcuni titoli che – seppure in modi diversi – hanno concorso a formare il mio interesse verso le questioni ambientali, l’ecologia e la natura. Parto da un libro che lessi per la prima volta durante gli anni del liceo, grazie al suggerimento della mia professoressa di italiano. La vita agra di Luciano Bianciardi fece la sua comparsa nel 1962. È un titolo profetico, capace di prevedere, con oltre mezzo secolo di anticipo, l’Italia di oggi. Dovrebbe rientrare di diritto nei programmi scolastici, invece pochi lo conoscono. In tempi di grande entusiasmo, ha prefigurato i temi che progressivamente hanno preso piede nella nostra società: la crisi economica e di valori, il precariato, lo sfruttamento del lavoro intellettuale. All’epoca il successo fu fulmineo. Dopo solo una settimana dall’uscita, sulla terza pagina del Corriere della Sera spuntò l’elzeviro di Indro Montanelli, Un anarchico a Milano, che si concludeva così: “La vita agra è uno dei libri più vivi, più stupefacenti, più pittoreschi che abbia letto in questi ultimi anni”. Pochi giorni e la prima edizione andò esaurita, i giornali si riempirono di recensioni. Col trascorrere degli anni, però, il romanzo si trasformò in uno di quei titoli di culto che, per timore, tengono lontani la gran parte dei lettori. Bianciardi rilegge – non oggi ma allora, quando tutti inneggiavano al miracolo – con ironica spietatezza e freschezza intuitiva l’Italia del boom economico, portando in luce l’altro lato della medaglia. Il rovescio dell’eccitante crescita del Pil è una realtà disumana e insostenibile, di cui oggi possiamo scorgere appieno tutte le debolezze. Con la sua lirica rabbiosa, si scaglia contro le fiacche di un miracolo economico che anni dopo sarà schiacciato dal passo marziale di un’accelerazione senza freni e senza ritegno, accompagnata da un pensiero unico: la crescita illimitata. Ci hanno provato e ci stanno provando tuttora a tenere in vita questa illusione: prima ci hanno somministrato la bontà di un consumismo esacerbato, poi quella della globalizzazione. Intanto hanno fatto fuori il lavoro creativo e romantico del piccolo imprenditore e la dignità di tanti lavoratori. Spiegava Bianciardi che il consumismo qualcosa, e qualcuno, finirà pure per consumarlo: infatti è stata una progressiva, inesorabile erosione di tradizioni, valori, garanzie sociali, risorse, suolo.
Michele Mauri


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