Marco Travaglio spiega la megalomania di Matteo Salvini

Marco Travaglio spiega la megalomania di Matteo Salvini

2 junio, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


  • megalomania di Matteo Salvini
  • Il direttore de Il fatto quotidiano analizza i comportamenti del vicepremier «mitomane»
  • Ad accrescere la sua megalomania, sarebbero stati i «giornaloni»

Marco Travaglio dedica a Matteo Salvini il suo editoriale del sabato su Il fatto Quotidiano, dal titolo  «Il mitomane». Il direttore però non dà tutta la colpa al vicepremier che si sente un po’ premier, un po’ ministro jolly, ma ai «giornaloni» che «continuano imperterriti a a correr dietro a quello che dice, come se le sue parole avessero un qualsivoglia rapporto con la realtà».
Fa le cose in maniera ordinata  Marco Travaglio, e fin da subito chiarisce di cosa si sta parlando e dove siano le responsabilità. «Il problema non è Salvini che si crede presidente del Consiglio – scrive –  Il problema sono tutti quelli che lo credono il presidente del Consiglio e lo convincono di esserlo». Eh sì, perché la  mitomania è quella malattia che porta una persona ad accettarecime realtà «in modo più o meno volontario e cosciente i prodotti della sua fantasia». Se quindi  Matteo Salvini sogna di essere il presidente del consiglio, o della difesa o delle infrastrutture, a farglielo credere non sono soltanto le migliaia di like raccolte sui social, ma anche le migliaia di righe che riportano le sue dichiarazioni su qualsiasi cosa. Marco travaglio allora porta  una giornata “tipo” ad esempio della versatilità presunta di Matteo Salvini. Se comincia la giornata come «ministro della difesa» indossando « la tuta mimetica» per esprimere la sua delusione nella gestione di Trenta del dicastero, prima della pausa pranzo fa in tempo a vestire anche i panni del ministero dei Trasporti e infrastrutture « in divisa da capomastro», poi del ministro del Sud «in coppola giacca di velluto e cartucciera», poi dell’Ambiente «con la felpa di Greenpeace» e infine ministro della chiesa,  «bacia un rosario, la teca portatile col sangue di San Gennaro e un dente di Padre Pio» per poi polemizzare «con Papa Francesco che non lo riceve in Vaticano». E chiude la mattina con l’incarnazione del ministro della giustizia, commentando la condanna «senza prove» di Edoardo Rixi.
E il pomeriggio non è da meno: in ordine, seguendo la narrazione di Marco Travaglio, in ordine Matteo Salvini diventa ministro dell’Economia, delle Finanze, dello sviluppo economico, dei 5 stelle – invitando DI battista a prenedere il motorino e girare il mondo-, della Rai e infine ella Salute. Ma il discorso di Travaglio è circolare, e chiude con lo stesso paragone di apertura: quello tra Salvini e Alberto Sordi in “troppo forte” di Carlo Verdone, dove l’avvocato  Giangiacomo Pignacorelli in Selci che «di punto in bianco, sgrana gli occhi, trilla “dada-dadann!”, smette la toga e indossa la tutina aderente per diventare un ballerino-coreografo» mentre «le anziane sorelle ricordano di “quando faceva il dentista e cavò tre denti al fruttivendolo”».
Mirta Finocchiaro