Un nuovo vulcano nell’Oceano Indiano

Un nuovo vulcano nell’Oceano Indiano

24 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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A partire dal maggio dello scorso anno e per oltre 365 giorni, un lungo e persistente sciame sismico ha scosso Mayotte, isola dell’arcipelago delle Comore in pieno Oceano Indiano. I terremoti sono iniziati il 10 maggio del 2018 e sono culminati, soltanto cinque giorni dopo, nella scossa più forte mai registrata in tutto il settore (magnitudo 5.8). Dopo un anno, gli scienziati dell’Istituto Francese di Ricerca per l’Esplorazione Marina (Ifremer) hanno finalmente trovato la causa di questa fervente attività geologica: i sismi sono legati all’eruzione di un nuovo vulcano sottomarino situato circa 50 km ad est di Petite Terre. I sondaggi geofisici hanno mostrato il profilo batimetrico dell’edificio che si innalza da un fondale di circa 3500 metri, ha una base di circa 5 km di diametro e si sviluppa in altezza per circa 800 metri. Le prospezioni realizzate dal gruppo di ricerca mostrano chiaramente anche l’emissione di una colonna di materiale vulcanico e gas alta circa 2 km, che però non riesce a raggiungere la superficie e pertanto non è visibile. Secondo gli studiosi il vulcano è estremamente giovane e potrebbe essersi formato nell’estate del 2018 o al più tardi nell’autunno dello stesso anno. Un fenomeno geologico eccezionale che spiega il persistente odore di zolfo riportato in zona oltre alle ricorrenti morie di pesci registrate proprio nel braccio di mare antistante la costa orientale dell’isola. Le autorità dell’isola sono in stretto contatto con gli scienziati per fornire assistenza e informazioni alla popolazione e, ovviamente, per monitorare il fenomeno.

Alcuni famosi precedenti

Nel luglio del 2011 l’Istituto Vulcanologico delle Isole Canarie registrava un aumento dell’attività sismica al largo dell’isola di El Hierro, la più piccola e meridionale dell’arcipelago. Pochi mesi dopo gli scienziati notavano un cambiamento nel segnale sismico che iniziava a produrre del “tremore armonico”: si tratta del segnale associato al movimento del magma nella crosta ovvero all’essoluzione dei gas in fase di eruzione. In poche ore la superficie dell’oceano si era riempita di materiale giallognolo, l’aria era intrisa di zolfo e numerosi pesci galleggiavano esanimi a sud dell’isola. Iniziava così l’eruzione della fessura eruttiva sottomarina di circa 2 km al largo del villaggio di pescatori de La Restinga. Scienziati, abitanti e fortunati visitatori hanno assistito per mesi all’emersione di giganteschi piroclasti fumanti trasportati poi alla deriva, a colonne d’acqua ribollire al largo dell’isola ed enormi macchie giallastre formarsi sulla superficie del mare, segno dell’attività di quel vulcano, poi ribattezzato “Tagoro”, che per soli 60 metri non divenne isola. Andando a ritroso nel tempo ed avvicinandoci a casa nostra, non si può non ricordare l’isola fantasma, ovvero “l’Isola Ferdinandea”. Nel mese di maggio del 1831 la terra iniziò a tremare nella zona meridionale della Sicilia, nei pressi di Sciacca, e ben presto anche qui i terremoti furono accompagnati da forte odore di zolfo e morie di pesci a largo della cittadina siciliana. Fu così che, in una data imprecisata tra il 2 ed il 16 luglio 1831, nacque dal mare della Sicilia tra fontane di lapilli, bianchi vapori e saette, l’Isola Ferdinandea, un vivace vulcanetto basaltico che illuminò le notti estive del Canale per diversi mesi. La nascita di un nuovo brandello di terra, in una posizione così strategica com’era al centro del Mediterraneo, provocò l’interesse dei Borboni, dei Francesi e degli Inglesi che cercarono di accaparrarsene la proprietà. Sopiti i fragori vulcanici, Julie, Graham, Ferdinandea, l’isola dai molti nomi, contesa da tutti, alla fine dell’autunno fu avvolta dalle mareggiate e sparì nel giro di qualche settimana beffando chiunque. La sommità del vulcano oggi si trova a circa 8 metri di profondità ed è contrassegnata da una targa in pietra sulla quale, a scanso di equivoci, si legge: ”Questo lembo di terra, una volta isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano”.

Andrea Di Piazza


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