Nigel Farage, intervistato da Repubblica, è sicuro che la Brexit andrà in porto

Nigel Farage, intervistato da Repubblica, è sicuro che la Brexit andrà in porto

19 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • In Gran Bretagna il suo partito è dato al 35% in vista delle europee
  • “Ci saranno contraccolpi iniziali, ma alla fine saremo liberi. Noi siamo la vera democrazia”

Mentre la Gran Bretagna si trova paralizzata a livello internazionale – e non solo – dalle continue indecisioni, mancati accordi e scontri interni sul tema della Brexit, c’è chi sta gongolando di questa situazione. Si tratta di Nigel Farage, ex leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) e ora a capo del Brexit Party, nato solamente cinque settimane fa ma che risulta in testa nei sondaggi elettorali in vista delle elezioni Europee che, per uno strano caso del destino, saranno iniziate proprio dai britannici con le urne aperte giovedì 23 maggio. «Le promesse non rispettate da conservatori e laburisti sono, oramai, nella testa di tutti – ha commentato un’entusiasta Nigel Farage a La Repubblica -. Dovevamo uscire il 29 marzo, invece siamo ancora dentro. Questo la gente non lo dimentica». Il successo del suo neonato Brexit Party è dovuto anche alle contraddizioni degli altri partiti che da anni giocano attorno alla questione Leave e No Leave. E Farage, abilissimo euroscettico, è stato in grado di reinserirsi nel dibattito politico britannico, dopo esserne fuggito alle prime difficoltà.

Farage è destinato a vincere le elezioni europee in Gran Bretagna

Ora, se i numeri dei sondaggi fossero confermati dall’esito elettorale delle Europee, il suo Brexit Party vola attorno al 35%, con i laburisti fermi al 15% e i conservatori costretti a guardare da lontano con una percentuale che sfiora il 10%. Il successo di Farage è spiegato dallo stesso politico londinese: «Io offro visione, speranza mentre gli altri partiti non offrono più nulla. Non sanno come uscire da questa confusione sulla Brexit e non danno alcuna prospettiva ai cittadini». Fatto sta che, però, la confusione attorno al Leave è stata creata proprio dall’ex leader dell’Ukip, che ha chiamato il popolo britannico a esprimersi senza proporre un piano di fuga. Un populismo in misura estrema che ha portato la Gran Bretagna nel baratro dell’indecisione sociale e politica.

I contraccolpi in cambio della libertà

Farage apre anche a un’uscita no deal, quella che sembra sempre più logica dopo i mancati accordi delle ultime settimane, ma per lui questo non è un problema: «Ci saranno contraccolpi iniziali, ma alla fine saremo liberi, indipendenti e rispetteremo il referendum del 2016, perché noi siamo la culla della democrazia occidentale». Facile a dirsi mentre si parla dalla comoda poltrona di eurodeputato.

Enzo Boldi