L’acquifero del Gran Sasso è in pericolo

L’acquifero del Gran Sasso è in pericolo

19 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

L’acquifero del Gran Sasso – che rifornisce d’acqua circa 700mila cittadini delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara – ha bisogno di tutele urgenti. L’allarme è stato lanciato dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso. Il gruppo, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia – GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra ha tenuto una conferenza al Palazzo Madama per illustrare la grave situazione dell’acquifero e i potenziali danni.

Quali sono le minacce

Dalla falda dipende l’approvvigionamento idrico di metà degli abruzzesi. Tuttavia, l’acquifero è reso insicuro dalle due gallerie autostradali dell’A24 Roma-Teramo, attualmente gestita dalla Strada dei Parchi SpA, e dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che sono stati realizzati sotto il Gran Sasso a diretto contatto con la falda. Secondo le stime fornite dall’Osservatorio, circa 100 litri/secondo vengono prelevati dall’area dei Laboratori e circa 700 litri/secondo dall’area delle gallerie. «La mancata impermeabilizzazione delle gallerie e dei Laboratori ha determinato negli anni molteplici problemi – spiega il gruppo –. I più gravi dei quali si sono verificati il 16 agosto del 2002, quando una fuoriuscita di trimetilbenzene, avvenuta durante un esperimento condotto nei Laboratori, ha causato lo sversamento della sostanza nell’acquifero e da questa nella rete di distribuzione».

 La chiusura delle gallerie e il commissariamento

Intanto, Strada dei Parchi SpA, concessionaria delle autostrade A24 e A25, ha annunciato per il prossimo 19 maggio la chiusura delle gallerie autostradali, perché «Gli amministratori vogliono presentarsi alla prima udienza del processo, fissata il 13 settembre prossimo, senza rischiare l’accusa di reiterazione del reato di inquinamento ambientale». La chiusura del collegamento autostradale isolerebbe l’Abruzzo rispetto Roma e renderebbe molto più difficile il collegamento tra i due versanti. A fronte di questo annuncio, la Regione Abruzzo ha richiesto lo stato d’emergenza e la nomina di un commissario straordinario governativo per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. E il Governo, attraverso il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti ha confermato la volontà di accogliere tale richiesta annunciando la predisposizione di un apposito emendamento nella conversione in legge del Decreto Sbloccacantieri. «In realtà, non è la prima volta che si arriva alla nomina di un commissario da parte del Governo – aggiunge l’Osservatorio –. Come ha recentemente attestato anche la richiamata perizia dei consulenti nominati dalla Procura di Teramo, nonostante gli oltre 80 milioni di Euro spesi, gli interventi effettuati durante il commissariamento non hanno, se non in minima parte, risolto la mancanza di impermeabilizzazione nelle gallerie e nei Laboratori. A distanza di anni, il problema è rimasto sostanzialmente invariato e si torna a chiedere un commissario».

 5 punti per salvare l’acquifero

Dallo stato di salute dell’acquifero del Gran Sasso dipende la sussistenza di decine di migliaia di cittadini.

Per questo, servono azioni mirate e concrete.

L’Osservatorio, durante l’intervento al Senato, ha esposto il proprio programma, articolato in cinque punti, che chiunque venga incaricato del commissariamento dovrà prendere in considerazione.

  • L’accelerazione delle procedure non può essere a scapito del rispetto della normativa posta a difesa dell’ambiente e della salute umana: l’acquifero del Gran Sasso, inoltre, si trova all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
  • La messa in sicurezza dovrà essere completa e definitiva. Non si tratta di superare una situazione d’emergenza per la paventata chiusura delle gallerie autostradali, ma di rendere finalmente impermeabili gallerie e Laboratori rispetto all’acquifero;
  • Per rendere veramente sicuro l’approvvigionamento d’acqua dal Gran Sasso è necessario che lo Stato individui ingenti fonti finanziarie, stimate in almeno 170 milioni di Euro;
  • Partecipazione e trasparenza sono due aspetti fondamentali che mal si conciliano con una gestione commissariale. L’acqua, bene fondamentale per la vita e l’economia di un territorio, deve essere gestita in trasparenza, assicurando informazione e partecipazione;
  • Infine, garantito l’abbassamento del rischio per l’acqua avviando da subito le azioni necessarie per rimuovere dai Laboratori le sostanze pericolose (circa di 1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene) che peraltro – secondo le vigenti normative in materia – non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero.

Marta Frigerio