Chelsea Manning è la fonte principale dietro a Wikileaks

Chelsea Manning è la fonte principale dietro a Wikileaks

19 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • Interrogata di fronte al gran giuri della Virginia sul caso Julian Assange si è rifiutata di rispondere
  • Rischia una reclusione fino a 18 mesi per oltraggio alla corte

Chelsea Manning rischia fino a 18 mesi di reclusione per oltraggio alla corte. La fonte dietro il rilascio dei documenti di Wikileaks si è rifiutata di testimoniare dinanzi al gran giurì contro Julian Assange.

Chelsea Manning è stata arrestata per oltraggio alla corte

L’illecito di non testimoniare potrebbe costare caro a Chelsea Manning che si è rifiutata di rispondere a delle domande su Julian Assange dinanzi al gran giurì che deve decidere se aprire un procedimento penale contro il giornalista fondatore di Wikileaks, accusato di aver hackerato le password per entrare nei siti governativi. «Preferisco morire di fame piuttosto che cambiare la mia opinione a questo proposito» ha dichiarato l’attivista Manning durante l’udienza del tribunale del distretto federale ad Alexandria, in Virginia, aggiungendo «sono seria quando lo dico». Un affronto che il giudice Anthony Trenga non ha voluto far passare impunito. Manning, nel caso in cui persista nella sua decisione di non testimoniare fino a 30 giorni,  dovrà poi pagare una multa giornaliera di 500 dollari, che aumenteranno a mille dopo sessanta giorni.

La decisione di non testimoniare contro Julian Assange, ha spiegato il suo avvocato Moira Meltzer-Cohen, è un’obiezione etica e morale all’utilizzo del gran giurì, sottolineando che l’attivista è famosa proprio per la sua decisione nel mantenere posizioni di principio. «Non ha nessuna intenzione di cooperare con questo gran giurì. Lei lo sa, io lo so, i suoi amici e la sua famiglia lo sanno» ha detto l’avvocato in aula. «Nel 2010 Chelsea ha deciso di svelare al mondo la natura impari delle guerre che si combattono oggi – ha aggiunto il legale – Quello che sta cercando di fare ora, è dimostrare che gli Stati Uniti sono più preoccupati di come è avvenuta la pubblicazione di questi documenti che del loro contenuto».

Gaia Mellone