Grano, frena la produzione – In un anno il valore cresce del 20%

Grano, frena la produzione – In un anno il valore cresce del 20%

15 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

L’etichettatura d’origine per il grano della pasta, introdotta ormai da più di un anno, e le minori importazioni dal Canada, hanno fatto crescere del 20% il valore del frumento duro in Italia. A rivelarlo è Coldiretti, con un’analisi compiuta in relazione all’accordo siglato da Filiera Agricola Italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto. L’etichettatura d’origine per il grano della pasta, introdotta ormai da più di un anno, e le minori importazioni dal Canada, hanno fatto crescere del 20% il valore del frumento duro in Italia. A rivelarlo è Coldiretti, con un’analisi compiuta in relazione all’accordo siglato da Filiera Agricola Italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto. L’intesa prevede la fornitura già da quest’anno di grano 100% pugliese, che permetterà di produrre pasta secca e fresca certificata da FDAI (Firmato dagli Agricoltori Italiani). «A sostenere le quotazioni – spiega Coldiretti – è il boom delle paste 100% di grano italiano, ma anche il crollo delle importazioni dal Canada per le preoccupazioni relative all’uso del glifosato in preraccolta secondo modalità vietate in Italia. Una tendenza che ha provocato il crollo delle semine di grano duro in Canada dove gli agricoltori hanno deciso di coltivare il 18,8% in meno di terreno a grano duro rispetto allo scorso anno». Il risultato, stando almeno alle previsioni del ministero dell’Agricoltura canadese, è che quest’anno mancheranno all’appello oltre un milione di tonnellate di frumento duro nel bilancio produttivo mondiale, con un raccolto complessivo di 36,7 milioni di tonnellate, vale a dire il 3,5% in meno rispetto al dato di produzione dell’ultima annata. «L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro – prosegue Coldiretti – destinato alla pasta con un raccolto previsto di 4 milioni di tonnellate nel 2019 in calo rispetto all’anno scorso su una superficie coltivata, scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Intanto crescono del 5% la superficie a grano bio». L’accordo triennale tra Fdai e pastificio Casa Milo prevede per il grano duro un prezzo minimo garantito che tiene conto dei costi di produzione e un premio qualità per i coltivatori per arrivare a coprire un fabbisogno di oltre 7 milioni di chili. Le migliori varietà di grano duro selezionate dalla Società Italiana Sementi (SIS) dei Consorzi Agrari d’Italia, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix, verranno coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che – spiega Coldiretti – produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano. «Un elemento di trasparenza che ha portato – conclude Coldiretti – a un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato». In merito alle previsioni sulla riduzione della produzione di grano duro, è intervenuta anche Confcooperative, in occasione della quarta edizione dei Durum Days, l’evento internazionale che vede riunita tutta la filiera del grano duro e della pasta. «In Europa – si legge in una nota – i cali di superfici, uniti a quelli degli stock iniziali faranno aumentare sensibilmente il fabbisogno di importazioni, che per la campagna entrante sono previste in rialzo del 71%. Per quanto riguarda invece le previsioni produttive italiane, il Crea stima un calo di superfici del 6,5%, che porterà ad una superficie impiegata a grano duro di 1,2 milioni di ettari. Le forti piogge, le grandinate e le escursioni termiche delle ultime settimane potrebbero creare le condizioni per ulteriori cali produttivi».

Enzo Smiraglia