Il governo non si spaccherà sul caso Siri

Il governo non si spaccherà sul caso Siri

7 mayo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Il governo non si spaccherà sul caso Siri

  • Secondo la Lega, Giuseppe Conte ha perso non è più super partes
  • Schierandosi con il M5S sul caso Siri, il presidente del Consiglio avrebbe perso la sua neutralità
  • Mercoledì la decisione del governo sulla revoca al sottosegretario indagato

Rigore è quando arbitro fischia, ma quando si mette in dubbio la sua legittimità iniziano a emergere i tipici rancori calcistici. Ed è così che la Lega non considera più Giuseppe Conte un direttore di gara imparziale sul caso Siri, con il Carroccio che accusa il presidente del Consiglio di non esser più super partes avendo scelto di strizzare l’occhio alle richieste di Luigi Di Maio e del Movimento 5 Stelle, propendendo per la richiesta di rimozione del sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalla sua carica. Secondo quando riportato da Il Corriere della Sera, a mettere in dubbio la neutralità di Giuseppe Conte è stato il capogruppo leghista Massimiliano Romeo: «Ha perso il suo ruolo di arbitro sbilanciandosi dalla parte del Movimento 5 Stelle». Lo stesso esponente del Carroccio, però, ha garantito che il partito di Matteo Salvini, alla fine, accetterà ogni decisione in merito, perché «ci fidiamo ancora di lui».

L’accusa della Lega: Giuseppe Conte non è più super partes

Il caso Siri continua a far discutere le due anime opposte della maggioranza, con il sottosegretario leghista – quasi ex – che aveva chiesto 15 giorni prima di fare un passo indietro dal suo ruolo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, però, ha annunciato che chiederà la revoca delle sue deleghe in occasione del prossimo CdM, in programma nelle giornata di mercoledì, probabilmente di mattina e non di sera, come invece è spesso accaduto in quest’anno di governo. Alla fine la scaltrezza di Lega e Movimento 5 Stelle non metterà a repentaglio la tenuta della maggioranza, almeno non sul caso Siri. Il botta e risposta dialettico delle ultime settimane tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio – accompagnati dai pareri dei loro fedelissimi – ha il classico sapore del dibattito elettorale, dove due partiti si ‘pizzicano’ a vicenda, senza alcuna intenzione di arrivare alla rottura. Ed è così che mercoledì, giorno in cui è previsto il Consiglio dei ministri per valutare il da farsi sulle dimissioni forzate del sottosegretario al Mit, indagato in Sicilia per corruzione, il governo non cadrà.

Enzo Boldi


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