Per i tribunali americani il glifosato è cancerogeno

Per i tribunali americani il glifosato è cancerogeno

31 marzo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • È l’erbicida più usato al mondo e i suoi effetti sulla salute sono sotto osservazione da tempo
  • Le sentenze di due tribunali americani ribaltano il parere, non univoco, della comunità scientifica
  • Perché il glifosato è sotto i riflettori e quali sono i rischi che corriamo

L’ultima sentenza è arrivata appena qualche giorno fa. Una giuria popolare di San Francisco ha condannato la Bayer, gigante farmaceutico produttore di “Roundup”, diserbante a base di glisofato, a pagare 80 milioni di dollari a un uomo malato di cancro. L’uomo, 70 anni è affetto da un tumore del sangue, un linfoma non hodgkin, fortunatamente in remissione, sarebbe stato esposto alla sostanza per anni. Secondo il tribunale americano la multinazionale non avrebbe fatto nulla per prevenire o per indicare i possibili effetti sulla salute che il suo prodotto avrebbe potuto provocare. Una sentenza che ha visto la pronta risposta della Bayer: “Ricorreremo in appello, tutti gli studi effettuati finora dimostrano che il nostro prodotto è sicuro e non è cancerogeno”. Eppure non è la prima volta che la multinazionale si trova ad affrontare, e perdere, un processo di questo tipo negli Stati Uniti. Sempre a San Francisco, lo scorso anno un altro tribunale aveva condannato la multinazionale a pagare 289 milioni dollari di danni a un ex giardiniere, affetto da una rara forma di linfoma cutaneo, purtroppo in fase terminale. Secondo la giuria del processo, la Monsanto (la multinazionale ideatrice del prodotto che nel 2018 si è fusa con la Bayer N.D.R.)  avrebbe “combattuto la scienza per anni” e ci sarebbe stata una diretta correlazione fra l’uso del diserbante e la patologia tumorale che ha colpito l’uomo. Secondo il quotidiano francese “Le Monde”, la Bayer sarebbe attualmente perseguita negli Stati Uniti da più di 3500 persone: si tratta di malati colpiti linfoma non hodgkin o parenti delle vittime che non ce l’hanno fatta.

Glifosato: l’erbicida più usato al mondo

Ma cos’è il glisofato? Usato fin dagli anni ’70 è al momento l’erbicida più utilizzato al mondo. Il suo utilizzo è garantito in 130 diversi paesi e il suo successo deriva dalla bassa tossicità per l’uomo, la scarsa penetrazione che ha nel terreno e per l’utilizzo che se ne fa nelle colture geneticamente modificateprogettate per tollerare gli erbicidi a base di glifosato, un business portato avanti dalla stessa Monsanto. E’ inoltre un erbicida totale, e per questo molto utilizzato nella cura degli spazi urbani e nell’eliminazione di piante infestanti da strade, marciapiedi e ferrovie. Dal 2001 il brevetto della Monsanto è scaduto, quindi il principio attivo viene utilizzato da molti alti prodotti. E da 20 anni le polemiche (e gli studi) sul suo presunto effetto cancerogeno non si arrestano.

Cancro e glifosato: cosa dice la scienza al momento

Quindi dobbiamo preoccuparci? I pareri scientifici non danno al momento certezze sugli effetti del glifosato a lunga scadenza e alcuni studi sembrano contraddirsi. Lo Iarc di Lione, l’Agenzia Onu per la ricerca sul cancro, ha classificato il diserbante nel 2015 come “possibile cancerogeno” per gli esseri umani, in quanto le evidenze sugli umani non sono così evidenti, come quelle dimostrate sugli animali. Un parere che è stato ribaltato più volte da varie autorità. L’EFSA (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare) nello stesso anno ha concluso che è improbabile che il glisofato ponga rischi per la salute umana, mentre altri studi portati avanti da FAO e OMS hanno ritenuto “improbabile” che il glisofato comporti rischi per la nostra salute, anche attraverso l’assunzione di possibili residui derivanti dalla dieta. Un nuovo studio dell’EFSA del 2017 ha ritenuto la sostanza “priva di qualsiasi proprietà distruttiva sul sistema endocrino umano”. Eppure i dubbi non si placano.

Monsanto Papers: l’inchiesta esplosiva di Le Monde

Una delle inchieste più accurate sul glisofato è stata portata avanti dal quotidiano francese “Le Monde” nel 2017 che attraverso una serie di documenti ribattezzati “Monsanto Papers” ha posto forti dubbi sull’operato della multinazionale e sul suo potere di lobbyng anche all’interno della comunità scientifica. Il quotidiano ha analizzato le tecniche usate dalla multinazionale americana per interferire con i pareri scientifici e tutte le azioni di pubbliche relazioni intraprese per difendere il proprio prodotto. Secondo Le Monde inoltre, le autorità scientifiche che hanno assolto l’erbicida si sarebbero basati su dati scientifici forniti dalla stessa Monsanto, la stessa multinazionale avrebbe pagato scienziati per negare i rischi del glifosato in una gigantesca strategia di disinformazione globale. Altri commentatori invece minimizzano sui rischi, ribadendo come anche lo IARC abbia classificato il glifosato nella categoria 2A, ovvero come sostanza potenzialmente cancerogena. Figurano analogamente nella stessa categoria le patatine fritte o la limitazione del sonno.

Glifosato: le limitazioni in Italia

E l’Italia? In attesa di sentenze scientifiche certe, il nostro paese ha messo in atto delle limitazioni.  L’uso del glifosato è vietato nei luoghi pubblici come parchi, giardini, campi spartivi, complessi scolastici e strutture sanitarie. Non può essere inoltre utilizzato in agricoltura a ridosso del raccolto o della trebbiatura, ovvero quando i prodotti agricoli sono quasi pronti a finire nelle nostre tavole. Sono ovviamente misure preventive, in quanto al momento non esistono prove certe della tossicità del glifosato ma, come la vicenda americana ci insegna, utili a evitare rischi potenziali che potrebbe essere anche molto alti.

Daniele Tempera