“Italexit”: per Stiglitz non è un’ipotesi impossibile

“Italexit”: per Stiglitz non è un’ipotesi impossibile

25 marzo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


  • L’economista americana non le manda a dire: austerità e mancanza di investimenti spingono Roma verso Pechino
  • Uno scenario in cui tutto rimane aperto, perfino un “Italexit”
  • L’appello del professore: “Berlino e la Ue si sveglino, prima che sia troppo tardi”

Torna a farsi sentire Joseph Stiglitz, economista premio nobel, autore di saggi fondamentali per interpretare il nostro presente, ex uomo di peso dell’amministrazione Clinton e della Banca Mondiale e punto di riferimento del movimento che un tempo si sarebbe chiamato “no global”. E come al solito non le manda a dire. Interpellato da Angela Mauro, giornalista dell’Huffington Post sul perché l’Italia sia l’unico Paese del G7 ad aderire al progetto cinese della “Nuova Via della Seta” il professore americano non ha dubbi: «E’ l’Europa che sta costringendo l’Italia ad accettare il denaro cinese». Una vera e propria stoccata portata avanti, non da una delle tante fazioni sovraniste che affollano ormai i nostri schermi e i nostri parlamenti, ma da uno dei punti di riferimento della sinistra mondiale. E per chiarire meglio il concetto il professore rincara la dose evocando il pasticcio greco: “Alla Grecia furono promessi fondi e crescita. Non sono arrivati né gli uni, né gli altri. Quindi, siccome l’Europa non mette in campo fondi per crescere, un paese che è in stagnazione, recessione, depressione che deve fare? E’ l’Europa che sta costringendo l’Italia ad accettare il denaro cinese.” Da sempre critico, tanto sulla costruzione dell’Euro, legato per l’economista americano a un’ideologia puramente economica basata sui tassi di interesse, quanto sulla gestione della moneta unica da parte di Bruxelles, Stiglitz rincara  la dose sulla permanenza o meno dell’Italia nell’area euro, affermando che se il nostro Paese resterà sarà una “tragedia per l’Italia”, in quanto ci si avvierà verso un’inevitabile recessione, se uscirà “una tragedia per l’Europa”, in quanto il Belpaese è una nazione fondante dell’Unione, con un’economia ben più “pesante” a livello europeo, e mondiale, di quella greca. Un segnale che dovrebbe spingere la UE a un rapido cambio di passo, se non a cambiare, a interpretare i trattati in un verso molto più favorevole alla crescita e a creare istituzioni per far sì che l’euro funzioni realmente e per tutti: “La domanda è: quando l’Europa e in modo particolare la Germania si sveglieranno e si renderanno conto che hanno davanti una questione esistenziale per l’Eurozona e per l’Ue?”. Una domanda, quella dell’economista americano, che potrebbe condizionare i prossimi anni di politica, non solo a livello europeo.

Daniele Tempera