Che cos’è la targa portabile di cui ha parlato Danilo Toninelli

Che cos’è la targa portabile di cui ha parlato Danilo Toninelli

22 marzo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • Danilo Toninelli ri-parla delle targhe portabili per integrarle nel documento unico di circolazione (il Duc)
  • Si tratta di targhe vincolate all’intestatario del mezzo e non al veicolo
  • Pochi benefici e tante scocciature: per questo la norma – che esiste già – venne abbandonata

Danilo Toninelli durante il suo discorso al Senato ha annunciato di star lavorando sulla «portabilità delle targhe». Ha deciso di riesumare una norma del codice stradale sulle targhe «portabili» rimasta bloccata per circa una decina di anni. Si tratta di una targa “personale”: cioè non più legata in modo vincolante alla vettura ma all’intestatario. Questo significa che, per esempio, se poi si decidesse di cambiare automobile, si mangerebbe lo stesso numero di targa. E se invece si vuole vendere l’automobile, il nuovo acquirente dovrà apporre la propria targa, o richiederne una se ancora non l’aveva. Un giochino che porterebbe al risparmio di 41,78 euro. Se invece una volta venduta l’auto non si volesse comprarne un altra, o almeno non subito, la targa si può tenere fino ad un anno: poi viene disattivata d’ufficio. Questo significa che se si vuole ricomprare un auto dopo, ad esempio, due anni, bisognerà ricominciare tutto da capo, costi e carte annessi. In generale la targa rimarrebbe legata alla persona per 15 anni, dopo dovrà essere rinnovata.

Gli scenari complessi con la targa portabile

 Le cose cominciano a complicarsi nel momento in cui una persona è intestataria di più veicoli: a quel punto dovrà possedere più targhe, con tutti i costi annessi. Sarebbe da spostare anche nel caso in qui l’intestatario dovesse usare in maniera provvisoria un altro veicolo per un periodo superiore ai 30 giorni, salvo  quando la disponibilità del mezzo sia dovuta a comodato o noleggio senza conducente. Inoltre la targa può essere spostata da un veicolo all’altro solamente se i mezzi sono soggetti al medesimo regime di targatura: non è quindi possibile spostarla da un autoveicolo ad un rimorchio, ad esempio. Unica eccezione per i veicoli di interesse storico e collezionismo: in quei casi la targa resta quella originale e non va toccata. Non bisogna confondere le targhe “personali” con quelle “personalizzabili”. Nessuno spazio a creatività personali o giochi di parole come tanto diverte negli Stati Uniti: la sequenza di lettere e numeri resta casuale.

Le targhe portabili, teoricamente, esistono già

Se all’inizio può sembrare una soluzione che fa risparmiare tempo e denaro, l’analisi dei diversi scenari che si potrebbero aprire evidenzia il percorso burocratico difficoltoso che si aprirebbe davanti ai cittadini: molte le comunicazioni da dare, facile sbagliare i tempi o commettere qualche errore. Questa norma sulle targhe portatili in realtà non è una trovata del ministero Danilo Toninelli, ma esiste già. Era parte della mini-riforma del Codice della strada (legge 120/2010), ma non è mai stato emanato il Decreto del Presidente della Repubblica necessario ma renderlo attuativo. Troppo complesso, rischioso e alla fine dei conti, non farebbe risparmiare granché: l’intestatario eviterebbe si di pagare i 41 euro necessari per la nuova targa, ma dovrebbe comunque pagare tutto il resto, come diritti Motorizzazione, emolumenti Pra, imposta di bollo. E lo Stato non ci guadagnerebbe praticamente nulla. Senza contare che questa norma è attuata solo in stati molto piccoli, come Austria, Belgio, Slovacchia e Svizzera. Insomma, sembra non portare benefici e solo tante cose in più da ricordare. E per questo era stata accantonata.

Giorgio Mulé: «Annuncio tra il serio e il faceto, Toninelli prima telefoni a Salvini»

Ora però il ministro Toninelli ha riportato in auge le targhe portabili come parte integrante del «documento unico di circolazione» , il Duc. «Certo l’annuncio sta tra il serio e il faceto nel solco della più assoluta fumosità e insensatezza mediatica che caratterizza il riccioluto ministro – ha detto Giorgio Mulè, deputato e portavoce di Fi alla Camera e al Senato – per cui bisogna attendere eventualmente il testo della norma per comprendere effettivamente che cosa intenda fare e soprattutto come intenda accordare questa idea con quella del collega di governo Matteo Salvini. Magari, prima di cominciare a lavorarci davvero, invito il Ministro Toninelli a fare un colpo di telefono al Vicepremier leghista, così evitiamo la solita farsa del tira e molla in commissione».

Gaia Mellone