Gru bianca, l’animale che ispira le arti marziali

Gru bianca, l’animale che ispira le arti marziali

11 marzo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


“I monaci iniziarono a studiare i movimenti degli animali, cercando di riprodurli in quelle che poi diventarono le prime tecniche di arti marziali dei cinque animali”

Grus grus, o gru bianca o cenerina, è un uccello di circa 120 cm, con un’apertura alare che può arrivare a 240 cm e un peso che può sfiorare i 7kg. Questo splendido uccello, dal collo lungo e dal piumaggio che varia dal bianco sporco al grigio genere, ha una distribuzione che va dall’Europa settentrionale all’Asia e nella parte Nord orientale dell’Africa. Agli albori della nascita del tempio di Shaolin, la gru fu uno dei primi quattro animali base studiati dai monaci. Si trattava non solo di un’osservazione certosina, che diede vita allo stile Shaolin della gru bianca, ma anche uno dei primi veri momenti di osservazione di un animale nel suo habitat naturale; uno studio naturalistico che precede di centinaia di anni quello delle grandi osservazioni dell’800. La gru bianca è l’essenza dell’eleganza e in lei i monaci osservarono con particolare attenzione i movimenti delle lunghe zampe e del becco. Ciò si tradusse in esercizi volti alla ricerca di equilibrio e stabilità.

Ce ne parla Sifu Luca Mastini, maestro presso il Centro Studi Kung Fu Spoleto:

«La gru è uno dei cinque animali dello stile shaolin. I cinque stili simboleggiano cinque diversi aspetti e movenze particolari, analizzate dallo studio dei monaci degli animali nel loro habitat naturale. I movimenti della gru sono molto eleganti; si tratta di uno stile che lavora molto sull’equilibrio, rafforzando le gambe; stanziandosi, per esempio, su una gamba sola e andando a migliorare la postura del corpo. Non si utilizzano posizioni esasperatamente basse, come in altri stili peculiari, ma ci si muove in maniera molto dinamica. Come tecnica di attacco, si usano sia il becco della gru, formato dall’unione dei polpastrelli sul pollice, sia l’ala della gru, ovvero il palmo aperto. In Natura, quando la gru colpisce con il becco, fa degli attacchi fulminei e ripetitivi. Questo si ripete nelle tecniche di attacco del praticante esperto, dopo anni di osservazione. I monaci rafforzavano, infatti, tutte le dita; molti maestri erano in grado di spezzare il femore degli avversari portando l’attacco con il becco, concentrando tutta l’energia su un punto preciso. Inoltre, si lavora molto sui punti di pressione, dove passa l’energia del qi. Per le tecniche di difesa, quando gli attacchi vengono intercettati da un praticante esperto, non si avrà mai una parata dura, ma l’ala della gru non dovrebbe neanche sentirsi per la sua sofficità, quando entra in contatto con un tecnica offensiva. In definitiva, possiamo dire che l’equilibrio, la morbidezza, l’eleganza e la rapidità di esecuzione sono i concetti che i monaci hanno estrapolato dall’osservazione in natura della gru». Nel prossimo numero andremo a scoprire tutti i segreti che ci sono dietro allo studio dello stile della tigre e di come i monaci abbiano anche rischiato la vita pur di osservare nei minimi particolari le movenze in ogni aspetto della vita di questo temibile ma splendido animale.

Lorenzo Ciotti