Usa e Corea del Sud dicono addio alle esercitazioni congiunte

Usa e Corea del Sud dicono addio alle esercitazioni congiunte

4 marzo, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


  • Usa e Corea Del Sud chiudono per sempre alle esercitazioni primaverili del Key Resolve e Foal Eagle
  • Donald Trump le considera ormai una spesa ingiustificata, e promette esercitazioni più contenute per i suoi militari
  • La decisione potrebbe essere un modo per mantenere civili i rapporti con Kim Jong Un dopo il fallimento di Hanoi

Addio alle famose, e dispendiose, esercitazioni primaverili del Key Resolve e Foal EagleCorea Del Sud e Usa si impegnano reciprocamente a interrompere questa tradizione. Donald Trump lo aveva gia anticipato durante la conferenza stampa di Hanoi, dove si era incontrato con Kim Jong Un. Un summit che si è rivelato fallimentare, ma la nuova mossa sembra essere un modo per mantenere quei pochi passi avanti fatti con il leader della Corea Del Nord. Troppo costosi, troppo magra la giustificazione per l’esercito americano. Donald Trump chiude cosi la storia delle esercitazioni su grande scala Key Resolve e Foal Eagle, che coinvolgeva fino a 500mila soldati sudcoreani e 30mila americani, spesso e volentieri con bombardieri e sottomarini. Ci saranno ancora esercitazioni, ma molto più ridotte e di certo non in pompa magna come è accaduto fin’ora. Una decisione legata a fattori economici ma anche di politica estera: l’allenamento in parata internazionale indispettiva anche Kim Jong Un, che si è incontrato con il presidente americano ad Hanoi. Le ha sempre ritenute una forma di minaccia: come a dire “guarda cosa potremmo farti”. All’occorrenza, Usa e Corea Del Sud sarebbero state pronte a neutralizzare il regine del Maresciallo, e non avevano paura a mostrarlo. Ora però questa storia è nel passato: Donald Trump guarda al futuro e l’obbiettivo da raggiungere e la declunearizzazione della penisola.

Niente esercitazioni in pompa magna, forse anche per non indispettire Kim Jong Un dopo Hanoi

Niente più esercitazioni su larga scala, anche per rabbuonirsi Kim Jong Un. Lo chiarisce anche il Pentagono: «La decisione riflette il desiderio di ridurre la tensione e supportare i nostri sforzi per raggiungere una completa denuclearizzazione della penisola coreana», uno dei punti cardine dell’incontro fallimentare in Vietnam. Donald Trump non definisce il summit ad Hanoi una sconfitta, ma di fatto lo è. I due leader, che hanno chiuso l’incontro con due giorni di anticipo e nessuna firma,  hanno dato versioni contrastanti. Da un lato, gli Usa hanno condannato Pyongyang  per aver chiesto la rimozione delle sanzioni «nella loro interezza» offrendo in cambio la denuclearizzazione soltanto di tre aree molto meno importanti di quelle richieste dagli americani. Dall’altro, la Corea del Nord racconta di aver avuto parlato di una  «cancellazione parziale delle sanzioni» in cambio di uno smantellamento totale di Yongbyon, in aggiunta allo stop permanente di test nucleari e missilistici. Il Tycoon pero ribadisce che tra lui e Kim Jong Un c’è «un ottimo rapporto» e che semplicemente «non era il momento giusto per firmare un accordo». Tempo al tempo quindi, già si parla di un possibile nuovo incontro. E per giocarsi bene il tempo dell’attesa, meglio non sbandierare le proprie forza militari.  

Mirko Paoletti