Donald Trump bloccato dal Congresso: passa la mozione che boccia l’emergenza nazionale

Donald Trump bloccato dal Congresso: passa la mozione che boccia l’emergenza nazionale

27 febrero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • Donald Trump aveva dichiarato lo stato di emergenza nazionale bypassando il Congresso
  • Con 245 voti a favore e 182 contrari, è passata la mozione che annulla l’emendamento
  • Ora la palla passa al Senato a maggioranza Repubblicana, ma poco compatta

Una battuta d’arresto che Donald Trump probabilmente si aspettava, ma che sperava non accadesse. Giovedì 14 febbraio il presidente Usa aveva dichiarato l’emergenza nazionale per poter accedere ai fondi per la costruzione del muro in Messico che col Congresso continuava a negargli. Doveva essergli sembrata una mossa astuta, peccato che lo stesso Congresso abbia frenato i suoi entusiasmi: con 245 voti a favore e 182 contrari, è stata approvata la mozione che boccia lo stato di emergenza. Ora la palla passa al Senato repubblicano, ma non è detta l’ultima parola.

Il Congresso non ci stava ad essere bypassato, e l’aveva detto fin da subito. Poco dopo la dichiarazione di Donald Trump infatti, i democratici guidati da Alexandria Ocasio-Cortez avevano già annunciato un ricorso alla Corte Suprema dichiarando battaglia. E infatti, la votazione del Congresso lascia poco scampo: bocciata l’emergenza nazionale, Donald Trump può scordarsi di mettere le mani sui fondi tanto desiderati. Vero è che il Congresso ha una maggioranza democratica. Dopo le ultime elezioni infatti, le carte si sono ribaltate, portando in aula una composizione che sembra essere l’anti Trump per eccellenza: moltissime donne, persone di colore, persone di religione musulmana, discendenti da immigrati. Un cocktail che fin da subito aveva promesso di dare del filo da torcere al Tycoon, e così è stato.

Muro in Messico, ora Donald Trump deve contare sul Senato

Ora la mozione approvata dal Congresso dovrà passare in Senato, dove la maggioranza è Repubblicana come il presidente. Ma il risultato non è scontato: già nel Congresso tra i 245 voti a favore ce n’erano tredici di deputati repubblicani, e d’altro canto il Senato sta affrontando un dissenso interno non indifferente. La maggioranza repubblicana non può dirsi compatta. Ben tre esponenti del Grand Old Party (Gop) hanno già annunciato che si schiereranno dalla parte democratica, e Donald Trump in questo momento ha bisogno di tutti i suoi senatori. Se al Senato alla fine la mozione democratica dovesse essere licenziata, il presidente potrà esercitare il suo diritto di veto e dar cadere tutto nel dimenticatoio. Ma non potrà dimenticarsi che il suo partito lo stava lentamente abbandonando.

Gaia Mellone