La “guerra” di Netanyahu contro l’Iran

La “guerra” di Netanyahu contro l’Iran

25 febrero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


A Varsavia, il Primo Ministro israeliano è apparso molto soddisfatto per “l’interesse comune” emerso  con i Paesi del Golfo nella “guerra” contro la Repubblica islamica. E’ con un video che ha stupito molti esperti della regione che si è manifestato Benjamin Netanyahu. In quelle immagini, mandate a margine di un summit di due giorni organizzato dagli Stati Uniti a Varsavia “per la pace e la sicurezza”, il Primo Ministro israeliano si esprime davanti alla telecamera sullo sfondo di una pista di pattinaggio all’aperto, all’uscita di un incontro con il capo della diplomazia del Sultanato dell’Oman, Yusuf bin Alawi. “Esco ora da un eccellente incontro con il ministro degli Affari Esteri dell’Oman”, dice in ebraico il capo del Governo israeliano mentre scorrono le immagini diffuse mercoledì scorso sul account YouTube del Primo Ministro, secondo le trascrizioni in inglese pubblicate poi su Twitter dal suo Gabinetto. “Abbiamo parlato delle tappe che dobbiamo raggiungere con i Paesi delle regione per arrivare ad obiettivi comuni”, sottolinea il Primo Ministro. Ricordiamo che lo scorso Ottobre, Benjamin Netanyahu ha fatto una visita storica nel Sultanato dell’Oman, nel tentativo di riavvicinamento tra lo Stato ebraico e i Paesi del Golfo, uniti davanti alla “minaccia” rappresentata  dalle “attività destabilizzanti dell’Iran nella regione. Ora, con questo video il Premier israeliano è andato ancora più lontano nella sua lotta contro la Repubblica islamica. “Mi recherò ad una riunione con sessanta ministri degli Affari Esteri e inviati di paesi del mondo intero contro l’Iran”, annuncia il leader israeliano nel video, prima di aggiungere, sempre secondo l’account Twitter del suo Gabinetto “Ciò che rende questa riunione importante è il fatto che si tratta di una riunione pubblica con i rappresentanti dei Paesi arabi di primo piano, che si siedono allo stesso tavolo di Israele nell’interesse comune rappresentato dalla guerra contro l’Iran”. “Guerra contro l’Iran”: l’espressione, inusuale nella bocca del Primo Ministro israeliano, stride con i suoi discorsi sempre incentrati sulla necessità di proteggersi da qualsiasi aggressione iraniana, utilizzando, se necessario, la forza. Benjamin Netanyahu aveva già ammesso all’inizio dell’anno che l’aviazione israeliana aveva colpito negli ultimi anni “centinaia” di obbiettivi iraniani o di Hezbollah libanesi (appoggiati da Teheran) in Siria, causando la morte di centinaia di persone da parte iraniana. Già in campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 9 Aprile, il Primo Ministro israeliano ha accentuato la pressione sulla Repubblica islamica all’indomani del quarantesimo anniversario della rivoluzione iraniana del 1979, durante il quale il Presidente iraniano Hassan Rohani ha promesso ai suoi avversari che non avrebbero mai raggiunto  “i loro obbiettivi demoniaci”. In occasione di una visita alla base navale di Haifa, Benjamin Netanyahu ha dichiarato alla stampa: “I missili che vedete dietro a me possono andare molto lontano, e raggiungere qualsiasi nemico, compresi i sicari dell’Iran presenti nella nostra regione”, ossia: gli Hezbollah. I propositi sorprendentemente bellicosi di Benjamin Netanyahu trasmessi a Varsavia hanno suscitato diverse reazioni internazionali. “Abbiamo sempre saputo quali fossero le illusioni di Netanyahu. Ora anche il mondo – e coloro che partecipano al #WarsawCircus  – lo sa.” In un’intervista rilasciata al giornale francese  Point nel Dicembre scorso, il Ministro degli Affari Esteri iraniano aveva sorpreso  dichiarando, contro ogni evidenza, che “nessuno ha detto che avremo distrutto Israele”. Eppure, le numerose diatribe anti israeliane aperte in quarant’anni dai leader iraniani vengono spesso tirate in ballo dal Primo ministro israeliano per giustificare il suo rifiuto di vedere Teheran portare avanti le sue attività nucleari (ufficialmente per uso civile) e di stabilirsi militarmente in Siria. Stupendosi a sua volta per le dichiarazioni di Netanyahu, il giornalista americano Robert Mackey ha pubblicato su Twitter un altro video del Primo Ministro israeliano, questa volta datato 2002, nel quale quest’ultimo dichiara al Congresso americano:” Se eliminerete Saddam Hussein (…) vi garantisco che l’effetto positivo sulla regione sarà enorme. E credo che coloro che vivono lì accanto in Iran (…) si diranno che il tempo dei tali regimi, di tali despoti, è passato”. Ma l’intervento americano in Iraq nel 2003 ha in realtà sbarazzato l’Iran del suo peggiore nemico e gli ha permesso di estendere la sua influenza in quel Paese offrendo il potere alla maggioranza sciita, vicina a Teheran, a scapito della minoranza sunnita. Solo il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, co-organizzatore del summit di Varsavia, è sembrato sostenere Benjamin Netanyahu. Interrogato da un giornalista sui propositi polemici del Primo Ministro israeliano, il capo della diplomazia americana ha dichiarato, secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, che non si può “raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente senza affrontare l’Iran”. Sottolineando poi: “La Repubblica islamica ha un’influenza nefasta su Libano, Yemen, Siria e Iraq”. La polemica ha comunque costretto il Primo Ministro israeliano a fare marcia indietro. Un’ora dopo il primo tweet, il suo ufficio a eliminato il messaggio  e pubblicato una nuova traduzione in inglese sostituendo “la guerra contro l’Iran” con “affrontare l’Iran”. Ma per molti esperti di lingua ebraica la prima versione è giustissima. Dettagli. La sera dell’uscita del video, il Premier israeliano ha partecipato a una cena al Castello reale di Varsavia, dove si è ritrovato allo stesso tavolo al quale sedevano alti rappresentanti dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del Barhein, tre Paesi arabi con i quali Israele ufficialmente non ha  rapporti diplomatici, ma che condividono con lui i timori nei confronti dell’Iran. E questo è il segnale più forte. Nata per capire quale fosse “l’influenza de stabilizzatrice” dell’Iran in Medio Oriente, la conferenza di Varsavia, che è stata in seguito ribattezzata  summit per “promuovere un futuro di pace e di sicurezza in Medio Oriente”, ha mostrato le divisioni della comunità internazionale sul dossier iraniano. Se il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, il vice Presidente Mike Pence, il Primo Ministro israeliano, il capo della diplomazia britannica e numerosi ministri arabi  erano presenti in Polonia, la maggioranza dei Paesi europei e la Turchia non hanno mandato che qualche rappresentante di secondo piano, mentre la Russia ha semplicemente boicottato l’evento. Oltre all’Iran, la conferenza di Varsavia doveva affrontare il futuro piano di pace americano sul conflitto israelo-palestinese, discussione chiesta a porte chiuse da Jared Kushner, genero e consigliere di Donald Trump, che deve essere presentato ufficialmente presentato alla conclusione delle elezioni israeliane. Le prime fughe di notizie su questo “accordo del secolo”  architettato dall’Amministrazione Trump non piacciono alla parte araba. Inoltre, in un’intervista senza precedenti a una rete televisiva israeliana, l’ex capo dei Servizi sauditi, Turki Ben Fayçal al Saoud, ha accusato Benjamin Netanyahu di amplificare esageratamente il riscaldamento diplomatico in corso tra Israele e i Paesi arabi del Medio oriente. Il Principe saudita, anche ex Ambasciatore a Londra e Washington, ha precisato che “ Se dal punto di vista israeliano, a Netanyahu piacerebbe istaurare relazioni diplomatiche, prima di risolvere la questione, dal punto di vista saudita, è assolutamente il contrario”. E’ ancora attraverso un video che il Primo Ministro replica. Girato visibilmente con uno smartphone, si vedono diversi rappresentanti arabi salutare, durante la conferenza, il riavvicinamento con Israele. Diffuse da YouTube per poi essere ritirate e riprese dal quotidiano Israeliano Haaretz, le dichiarazioni del ministro degli Affari Esteri del Barhein portano in secondo piano la questione palestinese nei confronti di un pericolo “più nocivo, il più nocivo dell’epoca moderna, che emana dalla Repubblica islamica.”Ma nulla può essere dato oggi per scontato.

Jacqueline Rastrelli