Senegal, al via le Presidenziali

Senegal, al via le Presidenziali

18 febrero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Domenica prossima il primo turno delle Elezioni Presidenziali in Senegal.  Mentre nel campo dell’opposizione i raggruppamenti si moltiplicano e rafforzano per impedire la rielezione del Presidente uscente Macky Sall, quest’ultimo si gioca la carta dell’ampia coalizione politica sulla quale può contare, ma soprattutto sul bilancio economico. La notizia in Senegal era attesa. Venerdì 8 Febbraio, l’ex sindaco di Dakar Khalifa Sall e principale oppositore politico di Mackry Sall, eliminato dalle elezioni Presidenziali per motivi giuridici, ha annunciato il suo sostegno al candidato dell’opposizione Idrissa Seck. In una dichiarazione scritta, Khalifa Sall, che scontando in carcere una pena di cinque anni per appropriazione indebita di fondi pubblici, ha annunciato di aver deciso di “accettare l’offerta di alleanza del candidato Idrissa Seck”. Così l’ex Primo Ministro di Abdoulaye Wade entrato in disgrazia, che riunisce intorno a sé diversi pezzi grossi dell’opposizione, appare sempre più come principale avversario del Presidente uscente. “Idrissa Seck ha esperienza. Ha l’appoggio di un centinaio di Partiti politici e movimenti della società civile. Il popolo cerca risposte. Con l’invalidazione delle candidature di grandi nomi dell’opposizione, tutti si uniranno intorno a Idrissa Seck per creare la chiave del cambiamento e risanare il Senegal”, dichiara a France24 Malick Gakou, leader del Grande Partito, opposto a Macky Sall. Arrivato all’inizio di Febbraio a Dakar dopo due anni di assenza, Abdoulaye Wade, in mancanza della candidatura di suo figlio Karim, scartato anche lui dalla corsa presidenziale per una condanna per arricchimento illecito, ha chiamato al boicottaggio del voto previsto il 24 Febbraio prossimo, che dice essere “blindato” dal potere. “Vorrei che i quattro candidati che corrono insieme a Macky Sall sappiano che si è già autoproclamato vincitore”, ha affermato davanti ad una folla sovraeccitata. “Macy Sall ha già la sua percentuale, 55% o 65%. Sapendolo prima, non rendetevi ridicoli partecipando a queste elezioni”, ha detto ai diretti interessati lasciando, gelando le speranze di coloro che erano riusciti a convogliare l’elettorato di Karim Wade. Sostenendo Idrissa Seck  nel tentativo disperato di vincere le elezioni, l’opposizione cerca con tutte le sue forze di porsi come reale alternativa al regime di Macky Sall, chedall’apertura ufficiale della campagna elettorale ha moltiplicato i comizi all’interno del Paese, sventolando il bilancio positivo contraddistinto da una ampio programma di infrastrutture. Nelle ultime settimane Macky Sall ha inaugurato, accompagnato da un grande supporto mediatico, aeroporti, autostrade e, per la prima volta in una capitale dell’Africa sub sahariana, una linea ferroviaria che dovrebbe collegare Dakar alla nuovissima città nata dal nulla Diamniadio. Progetto faro del Piano Senegal Emergente (PSE) lanciato dal governo, che dovrebbe rispecchiare lo sviluppo economico del Paese, Diamniadio è un concentrato di infrastrutture moderne il cui costo è stimato pari a 2 miliardi di dollari. Questo faraonico cantiere ha come obbiettivo il decongestionamento  del centro di Dakar e comprende poli ministeriali, quartieri di affari, parchi tecnologici, migliaia di alloggi popolari ai quali dovrebbero aggiungersi una decina di complessi alberghieri. Lanciato nel 2014 e, secondo il governo,  già all’80% della sua costruzione, questa città nuova di zecca dovrebbe essere completamente operativa nel 2020. “Il ritardo delle nostre economie era in parte dovuto agli scarsi investimenti nelle infrastrutture dai tempi delle nostre indipendenze”, dice in difesa del Continente Abdou Aziz Mbaye, consigliere speciale del Capo di Stato senegalese. E specifica: “Creando, per esempio,  nuove città come Diamniadio, che sarà il cuore dell’attività economica da qui a pochi anni, utilizziamo meglio il territorio e apriamo la strada verso l’interno del Paese. Sapevate che fino al 2015, il 25% della popolazione del Senegal viveva su 0,3% (Dakar e periferia) del territorio senegalese?”. E’ infatti a Diamniadio, nel nuovissimo stadio polifunzionale Dakar Arena, che il Presidente Macky Sall è stato investito della candidatura all’inizio di Dicembre2018 dalla coalizione al potere Benno Bokk Yaakaar (BBY), confortata anche dalla crescita economica del 6,8% nel 2018, secondo i dati della Banca Mondiale. “Macky Sall ha un bilancio positivo. Quando è arrivato nel 2012, il tasso di crescita era sotto al 2%. L’ha portato a quasi il 7%. Ha fatto meglio di tutti i suoi predecessori”, spiega Mohammad Fall, uno degli attori politici che appoggiano il Capo di Stato senegalese. “E’ grazie a lui che abbiamo realizzato il ponte Senegambie, atteso da 20 anni e che non aveva ancora visto la luce”. Finanziato essenzialmente dalla Banca Africana per lo Sviluppo per una somma di 77 milioni di euro, il ponte Farafenni, lungo 942 metri, permetterà di ridurre l’isolamento la regione di Casamance, collegando Dakar a Ziguinchor attraverso la strada che conduce al Gambia. L’opera  renderà più facile l’accesso alla capitale gambiana  Banjul e intraprendere scambi commerciali tra i due Paesi. “Era un’opera molto attesa. Prima bisognava attendere ore se non un giorno intero, un battello che attraversasse il fiume Gambia”, spiega Eli Man Ndao, giornalista della RTS, televisione pubblica senegalese. Ma per l’opposizione questa crescita non è inclusiva e non arriva ai senegalesi. “Il bilancio di Macky Sall è estremamente negativo. Sicuramente sono state fatte molte opere importanti, ma il bilancio di un Presidente si misura con la qualità della vita del suo popolo. La crescita del Senegal è totalmente non conforme allo sviluppo umano. E’ una crescita non inclusiva. La crescita che i senegalesi aspettano, è quella che porta al benessere sociale”, critica Malick Gakou. “Ma certamente la nostra crescita è inclusiva”, repplica Abdou Aziz Mbaye. “Guardate i programmi sociali già avviati: le borse per la sicurezza familiare che permettono di iscrivere i bambini a scuola, la copertura medica universale che fa si che la maggior parte dei  senegalesi possa farsi curare, la protezione sanitaria gratuita per i bambini di meno di 5 anni. Tutti questi programmi esistono e funzionano”. Secondo i dati della Banca Mondiale, il tasso di povertà, che era del 47% nel 2011, è sceso di 4 o 7 punti percentuali. Secondo l’istituzione finanziaria, il Paese è cresciuto nel campo della salute dei bambini, ma grossi sforzi devono essere ancora fatti nei confronti della salute delle neomamme, dei neonati, in campo riproduttivo e adolescenziale. Le altre critiche dell’opposizione all’operato del Presidente  uscente sono legate allo stile di vita dell’ Stato, alla mancanza di trasparenza e alla strumentalizzazione della giustizia per allontanare i candidati “pericolosi”. Ma i simpatizzanti di Macky Sall dicono avere un asso nella manica che li fa sentire praticamente già sul podio. Per la seconda fase del Piano Senegal Emergente ha già in tasca 14 miliardi di dollari, 3,5 promessi dalla Banca Mondiale, il resto  da finanziatori istituzionali incontrati a Parigi lo scorso Dicembre. Ma forse non tengono conto del fatto che  l’unione intorno a Idrissa Seck e degli altri tre candidati dell’opposizione tra i quali Ousamane Sonko, 44 anni, molto popolare tra i giovani e sui social, è sempre più salda. “Con la volontà politica espressa con forza dalla popolazione e dai giovani, la questione non è più sapere se il Presidente vincerà al primo turno. Al contrario perderà al primo turno, Questa è la realtà politica del Senegal di oggi”, afferma, molto sicuro di sé l’oppositore e presidente del Grande Partito  Malick Gakou. L’appello al boicottaggio dell’ex Presidente Wade non può funzionare perché a beneficiarne sarebbe unicamente il regime al potere. Ne sono consapevoli non solo l’opposizione, ma anche i rappresentanti della società civile che dal 2012 si sono mobilitati contro un terzo mandato di Abdoulaye Wade. Tra questi non solo i membri del movimento cittadino “Ne abbiamo abbastanza”, ma anche la sezione senegalese di Amnesty International e del Forum di contenzioso, una ONG per la difesa dei diritti umani.

Jacqueline Rastrelli