Poche ore fa si è chiusa la 69° edizione del festival di Sanremo col “dirottatore” Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio.

Poche ore fa si è chiusa la 69° edizione del festival di Sanremo col “dirottatore” Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio.

11 febrero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Le polemiche, tante, per una vittoria diventata politicamente scorretta, sono la degna conclusione di un accanimento continuo ad un Sanremo, di Claudio Baglioni professionista e professionale in tutto ciò che fa; però la pecca la si vuol trovare sempre e comunque, giornalisti, addetti ai lavori, haters sui social, soprattutto loro gli odiatori da tastiera, che hanno fatto a pezzi le persone e non solo gli artisti, perché ad esser state lese dalle offese di ogni genere, sono state le persone Claudio Baglioni, Virginia e Claudio Bisio. L’odio è talmente radicato sui social che si fa fatica a stare dietro la complessa macchina facinorosa del web.

La polemica diventa virale ad ogni click, un botta e risposta a suon di offese e si finisce col dimenticare di guardare oltre; si vuol dare un senso a ciò che non lo ha, a ciò che semplicemente capita, si vedono complotti di sinistra (come se ancora fosse in grado di farne…),si legge un Salvini che con la sua sottile ironia e arguzia continua a lanciare frecciatine a Baglioni sul tema dell’immigrazione a colpi di tweet e post su Facebook, e sa che lì, proprio nel web, diventata una pozzanghera di offese, diventerà terreno fertile per chi approfittando delle sue dichiarazionicontinuerà a colpire e ferire con le parole… e mi dispiace perché lui mi diverte anche, perché spesso nelle sue parole ci sono verità forti, ma l’uso della parola così divulgata attraverso il web diventa un’arma tagliente per chi ne fa un uso malevole.

Ma la polemica, nonostante le 5 serate di un Sanremo che ha faticato a rompere gli argini della naturalezza, perché già partito con la retromarcia delle polemiche politiche sull’immigrazione al dirottatore Claudio, ha finito per chiudere Sanremo: 24 canzoni in gara, un parterre di artisti per tutti i gusti che divide, che unisce generazioni da Irama con la sua “La ragazza con il cuore di latta”, a “Musica che resta” de Il Volo, a Loredana Berté con “Cosa ti aspetti da me” rimasta fuori dal podio e fuori dagli altri premi con la conseguente protesta all’Ariston nell’apprendere del suo quarto posto… per un attimo tutti abbiamo desiderato che facessero un premio dell’ultimo minuto per lei e sedare quelle proteste… ma la musica non basta, non basta mai e la vittoria del giovane Mahmood, italiano, figlio di madre sarda e padre egiziano, ha spezzato tutti i pronostici lasciando Il volo in terza posizione, ed Ultimo nella seconda. E anche qui polemiche alla conferenza stampa del dopo vittoria ad un Ultimo visibilmente stanco delle critiche di tutti coloro che hanno gufato per la sua eventuale vittoria; alla conferenza stampa Ultimo ha semplicemente dimostrato ciò che è, senza maschere, senza filtri; cantautore di borgata, che riempie i palazzetti, che fa sold-out ai live, dimostra un’amarezza palese per quel suo secondo posto. Qual è la sua colpa? Sì forse la caparbietà e l’aver mirato all’eccellenza e non al buono; criticato per il suo atteggiamento spavaldo e per quella sua frase forte “A tutti quei giornalisti che hanno rotto il c****”. Ha sbagliato? Boh! Si è lasciato andare in una gaffe apostrofando anziché con “collega”, con“ragazzo”Mahmood, vedendo in questa sua infelice espressione un segno di offesa nei confronti del vincitore, ma che in realtà sembra essere in linea col suo modo di essere sempre schietto e sincero; perché uno “scaltro” avrebbe dimostrato altro non inimicandosi un’intera sala stampa. E giù a crocifiggerlo… ma Ultimo è infatti altro, fuori dagli schemi e da quel perbenismo spesso finto nel mondo dello spettacolo.

La realtà è che a vincere la 69° edizione è stato un ragazzo dal nome misto Alessandro Mahmood nato e cresciuto in Italia, le cui influenze musicali egiziane sono evidenti nella sonorità di una voce e di accordi di origine marocchina; è quella stessa musica che da bambino suo padre voleva che ascoltasse ma che lui non ha mai voluto ascoltare; poi nel momento in cui si ritrova a scrivere musica, quelle sonorità le ha interiorizzate a tal punto che vengono fuori in maniera naturale. Un applauso a lui, che con la sua canzone ha coinvolto persino l’orchestra che si è prestata a battere le mani, ma l’applauso va anche ad Ultimo, che con il suo essere sempre un Peter Pan sognatore, ribelle e particolare, non lascia adito ad incertezze perché sa ciò che vuole e se lo prende.

Infine una parola per lo splendido trio de Il Volo che in un mix di tre voci fantastiche ci ricorda che la musica è un dono meraviglioso e che loro sanno sfruttare al meglio, un terzo posto meritato che dietro forse le sonorità marocco-pop di Mahmood ecol suo loop “Soldi, soldi, soldi” se da una parte ti entra in testa, dall’altra la fa storcere a qualcuno. Ma come diceva un vecchio slogan rimasto oramai nella memoria di tutti:

“Perché Sanremo è Sanremo!”


Redacción periodista: BARBARA FILIPPONE