Caso Diciotti e processo a Salvini, Di Maio e M5S valutano la retromarcia

Caso Diciotti e processo a Salvini, Di Maio e M5S valutano la retromarcia

30 enero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


  • Ora, dopo la richiesta di aiuto di Salvini, Di Maio valuta se fare retromarcia sul caso Diciotti e sul processo al leader della Lega
  • Il capo politico del Movimento 5 Stelleha aperto un confronto con i suoi parlamentari con l’ipotesi del voto di coscienza
  • Il rischio di condanna per sequestro di persona, per aver bloccato i migranti a bordo di una nave, viene considerato alto

Il Movimento 5 Stelle voterà sì o no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, accusato dal Tribunale dei ministri di Catania di sequestro di persona per il caso Diciotti? Negli ultimi giorni il partito guidato da Luigi Di Maio sembrava orientato ad un voto favorevole, senza se e senza ma, alla richiesta dei magistrati. Ma ora spunta l’ipotesi della retromarcia. Stando a quanto riporta oggi il quotidiano Repubblica (articolo di retroscena di Carmelo Lopapa) il capo politico del M5S ha aperto un confronto con i suoi parlamentari per valutare il passo indietro, anche a costo di mettere a rischio l’esistenza del governo con la Lega. Il primo passaggio decisivo sulla richiesta di autorizzazione a procedere è quello della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, che comincerà ad affrontare il caso la prossima settimana. Poi si esprimerà entro fine febbraio, con un voto palese. In seguito dovrà esprimersi l’Aula del Senato, sempre con un voto palese. L’incertezza del Movimento 5 Stelle, che dura da qualche giorno, conferma che il gruppo pentastellato non è compatto, sia per il rischio di violazione dello statuto sia per una questione di strategia politica, che può anche compromettere i rapporti con gli alleati. Ieri Giuseppe Conte, a margine del summit sella sponda Sud dell’Ue Med7 a Nicosia, si è assunto la responsabilità piena sulla vicenda Diciotti. Ma – ha aggiunto il premier – «non sarà certo io a suggerire ai senatori cosa votare, saranno i senatori che giudicheranno la linea politica del governo». Dunque, tutto resta nelle mani dei due vicepremier e dei vertici di M5S e Lega.

L’ipotesi del voto di coscienza

Da parte sia di Di Maio che di Conte c’è il tentativo di andare incontro a Salvini trasformando il voto sul processo al leader della Lega in un voto sul governo: un modo pratico per salvaguardare gli interessi comuni giallo-verdi. Sempre Repubblica (articolo di Tommaso Ciriaco e Annalisa Cuzzocrea) indica tra le ipotesi per uscire dall’impasse ci sarebbe anche quella del voto di coscienza. Dopo il no all’autorizzazione annunciato da Forza Italia e Fratelli d’Italia, al Senato per Salvare Salvini può bastare anche il sostegno di una parte minoritaria del M5S.

La difesa della Lega

Salvini intanto, dopo aver apertamente chiesto ai colleghi di votare contro la richiesta del Tribunale dei ministri, continua a ribadire di aver agito da ministro dell’Interno. Lo ha fatto anche ieri, davanti a deputati e senatori leghisti riuniti in assemblea al Senato. «Ci sono stati ministri in passato finiti sotto processo perché hanno rbato, io ho solo agito nell’interesse degli italiani e del governo, non certo per interessi personali: forse a non tutti i nostri alleati è stato chiaro», sono parole del vicepremier riportate da Repubblica.

Stando a quanto riferito nella serata di ieri da fonti della Lega, nel corso dell’incontro si è parlato anche del caso Sea Watch, tema al centro del vertice della notte con il premier. La linea difensiva di Salvini è stata poi confermata in qualche modo anche dalle parole di Giulia Bongiorno, avvocato e ministro della Pubblica amministrazione, che ieri davanti ai parlamentari della Lega ha illustrato l’iter previsto in Giunta al Senato. In particolare, a deputati e senatori Bongiorno avrebbe spiegato che la giunta non dovrà pronunciarsi sulla sussistenza del reato ma dovrà valutare se Salvini ha agito nell’esercizio delle sue funzioni di ministro. La ministra avrebbe poi espresso dubbi sulla sussistenza del reato di sequestro di persona nella vicenda della nave Diciotti, dal momento che per i migranti, avrebbe sottolineato, c’era il divieto di sbarcare in Italia ma non di andare altrove.

Il concreto rischio di condanna

In un primo momento Salvini con spavalderia si era mostrato anche pronto a farsi processare per aver aver bloccato 177 migranti a bordo di una nave. Le nuove posizioni, con tanto di esplicita richiesta al Senato di fermare l’iniziativa dei magistrati, vengono lette come una presa di coscienza del concreto rischio di essere condannati. Per sequestro di persona si rischiano dai 3 ai 15 anni. La richiesta di autorizzazione a procedere sarebbe stata messa a punto con forti fondamenta giuridiche. Un problema serio sia per la Lega che per i compagni di viaggio pentastellati.

Mino Amato