Gazzettino Italiano Patagónico

Tumori all’ovaio in crescita del 20%, l’Aiom chiede la gratuità per i test e le cure

Chiesta dall’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, la gratuità dei test e dei percorsi di cura. Nel recente convegno tenutosi a Verona sull’argomento si è anche posta la questione che solo 4 regioni hanno stabilito la rimborsabilità dell’intero programma di prevenzione. Eppure si calcola che ogni anno, su 5.200 nuove diagnosi di tumore dell’ovaio in Italia, circa il 20% presenta carattere genetico-familiare. L’effettuazione del test alla diagnosi per identificare questa mutazione nelle pazienti affette da carcinoma ovarico diventa quindi urgente e fondamentale anche per individuare tempestivamente i familiari portatori di mutazione, prima che sviluppino la malattia. Le strategie di prevenzione di questa neoplasia in Italia sono però ancora a macchia di leopardo. Infatti solo quattro Regioni (Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana) hanno approvato la rimborsabilità del test genetico (BRCA) e dell’eventuale percorso di prevenzione (controlli regolari ed eventuale asportazione dell’organo) per i familiari delle pazienti colpite da carcinoma dell’ovaio, Si tratta di una vera e propria strategia di riduzione del rischio nei familiari sani, che potrebbe portare, in 10 anni, a una riduzione del 40% dell’incidenza della patologia. Un risultato di straordinaria importanza in una neoplasia per la quale non esistono metodiche di screening e di prevenzione semplici ed efficaci. Infatti l’80% dei casi di tumore dell’ovaio è diagnosticato in fase avanzata. Ma, nel nostro Paese, alcune Regioni prevedono la rimborsabilità del solo test, escludendo le fondamentali tappe successive. Oggi a Verona, nel convegno nazionale “Mutazione BRCA e carcinoma ovarico” organizzato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM, vengono presentate le “Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico e nei familiari a rischio neoplasia”, firmate da quattro società scientifiche: AIOM, SIGU (Società Italiana di Genetica Umana), SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) e SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica). “Il rischio di trasmissione dai genitori ai figli-figlie delle mutazioni nei geni BRCA è del 50% – sostiene il presidente dell’Aiom, Fabrizio Nicolis – per questo le raccomandazioni in cui chiediamo che tutte le Regioni rendano gratuito il test BRCA per i familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie”. 

Maria Carotenuto

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