USA 2019, le incognite di Trump

USA 2019, le incognite di Trump

14 enero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


“Sarà una grande annata. Complicata ma grande”, ha dichiarato il presidente americano nei suoi auguri alla Nazione. Per una volta ha una visione abbastanza realistica della situazione, almeno in parte. “Shutdown”, guerra commerciale con Pechino; cerchiamo di capire quali sono i punti nevralgici per Washington. Innanzitutto, per quanto tempo il governo federale rimarrà “chiuso”? Nessuno può dirlo. Donald Trump è fermo sulla sua posizione. Vuole 5 miliardi di dollari per costruire il suo muro alla frontiera con il Messico. I democratici, che hanno preso il controllo della Camera dei Rappresentanti e sono assolutamente contrari al muro, hanno messo sul piatto solo 1,3 miliardi di dollari. In questo momento siamo in un vicolo cieco. Trump, pressato dai conservatori, ha rifiutato di cedere per paura di alienarsi la sua base elettorale della quale ha invece terribilmente bisogno visto il basso margine di popolarità che ha oggi. Afferma che ha già fatto grandi concessioni visto che ha abbandonato l’idea di chiedere i 25 miliardi effettivi  del costo del muro. Ma i Democratici che, anche loro, devono accontentare la loro base fanno notare che il presidente aveva promesso che il Messico avrebbe pagato la costruzione del muro. Da più di 10 giorni ormai non ci sono negoziati. Ognuno rimane fermo sulle sue posizioni. Il Presidente ha minacciato che lo “shutdown” del governo federale potrebbe durare per “mesi o anni”. Lo ha detto durante una conferenza stampa  che si è tenuta a termine di un incontro con i Democratici con cui non è riuscito a trovare un compromesso per “riaprire” le attività del governo federale. Intanto un quarto dei funzionari federali non vengono pagati. C’è l’arrivo di un nuovo sceriffo in città. Si chiama Nancy Pelosi ed è il capofila dei democratici alla Camera. Con le sue collane di perle e la sua voce da dolce signora, questa donna di 78 anni ha tutto della nonnina gentile. Ma è un’immagine ingannevole. E’ un killer che non ha paura di niente e sarà un avversario da non sottovalutare assolutamente da parte di Trump. Nancy contro Donald, è il duello dei prossimi due anni. I Democratici, che hanno la maggioranza alla Camera, faranno di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote, bloccare le sue riforme, aprire inchieste a tutto spiano su ogni sua azione… e questo aggiungerà caos al caos già presente alla Casa Bianca. Ricordiamo che il presidente si è anche sbarazzato di tutti i ministri che lo arginavano un po’ nelle sue stravaganti mosse e potrà quindi agire come vuole e seguire i suoi istinti. Ci sono poi le incertezze economiche. La disoccupazione è ai suoi minimi storici e la crescita ha raggiunto il 3%. Il presidente Trump ha previsto che sotto il suo regno sarebbe arrivata al 4,5% e forse al 6%. Ma gli economisti prevedono al contrario un rallentamento verso la fine del 2019 (non una recessione). Lo scorso anno, l’economia è stata dopata dall’abbassamento delle tasse e dalla crescita delle spese di bilancio. Quest’anno, la Federal Reserve ha aumentato i tassi d’interesse, la crescita in altri paesi rallenta e la guerra commerciale con la Cina rischia di aggravarsi. Soprattutto, nessuno sa cosa Donald Trump preveda di fare. Licenzierà il capo della Federal Reserve come ha minacciato di fare? Questo provocherebbe un momento di grande panico perché i decisori economici detestano l’incertezza. Testimoni ne sono i movimenti della Borsa che ha chiuso il 2018 con la peggiore performance degli ultimi 10 anni. Trump avrà il suo muro? Tutto dipende dalla definizione della parola “muro”. A sentire il presidente, intende costruire una colossale opera stile muraglia cinese sulla frontiera con il Messico. Ora, recentemente, i suoi consiglieri l’hanno descritto in modo diverso. John Kelly, il suo Segretario generale, ha spiegato in un’intervista al Los Angeles Times che la nozione di “solido muro di cemento”  era stata abbandonata già all’inizio del mandato. “Ad essere onesti, non si tratterebbe di un muro”, ha riassunto Kelly, descrivendo l’opera come una commistione di strumenti high-tech e torrette di avvistamento. La sua consigliera Kellyanne Conway a precisato a sua volta che “potrebbe trattarsi di muro in alcuni punti, di rivestimenti di metallo e legno in altri e di tecnologia in altri ancora”. Il senatore repubblicano Lindsay Graham, vicino a Trump, ha aggiunto:”Il muro è diventato una metafora per la sicurezza della frontiera.” E ha parlato di una “barriera fisica”. Quale che sia la forma dell’opera, è probabile che Donald Trump ottenga dal Congresso un finanziamento per costruire delle sezioni di recinzione e restaurare o consolidare altre parti del muro già costruite. Ma ci sono poche possibilità che venga costruito un muro su tutta la lunghezza della frontiera, anche perché alcuni punti sono molto scoscesi, altri attraversano dei uadi, cosa che impedisce la costruzione di una muraglia omogenea e continua. La guerra con la Cina è una delle incognite più preoccupanti. Le relazioni con il presidente cinese sono molto tese. Prima di tutto in campo commerciale. Donald Trump, che ritiene che la Cina rubi i suoi segreti commerciali, appoggi la criminalità cibernetica, imponga dei trasferimenti di tecnologia e delle pratiche ingiuste, ha applicato dazi doganali su migliaia di prodotti cinesi. Pechino come risposta ha lanciato dazi soprattutto sulla soja americana, cosa che ha creato problemi a molti agricoltori americani, molti dei quali grandi sostenitori di Trump. All’inizio di Gennaio, nuovi dazi americani avrebbero dovuto essere applicati su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, ma i due presidenti al G20 dello scorso Dicembre hanno deciso una tregua di 90 giorni. Cina e Stati Uniti hanno fino al 1° Marzo per trovare un compromesso. Se non lo trovano si prevede una pericolosa escalation. E non c’è solo l’aspetto commerciale. Il vice presidente Mike Pence ha accusato la Cina durante un discorso tenuto lo scorso Ottobre dalle tinte  molto forti di “utilizzare strumenti politici, economici e militari, più che la propaganda, per far avanzare la sua influenza e i suoi interessi negli Stati Uniti.” Ha anche affermato che Washington “non si sarebbe lasciata intimidire e non si sarebbe sottomessa” sulla questione dell’espansione militare di Pechino nel Mar della Cina meridionale. Chi sarà poi il nuovo amico europeo di Trump? Sicuramente non Angela Merkel, che detesta, né Theresa May. Per quanto riguarda Emmanuel Macron, le relazioni si sono molto raffreddate. C’è spazio per noi? Nessuno può dirlo con un Governo così fuori le righe. Donald Trump ha accettato di sospendere l’attuazione di tariffe doganali sulle importazioni di automobili dall’Europa cosa che avrebbe scatenato un’altra guerra commerciale e costretto all’apertura di altri negoziati. Contemporaneamente però, ha destituito il generale Mattis, suo Ministro della Difesa e punto di riferimento degli alleati. Rimane Vladimir Putin, anche se il presidente Trump ha smesso da un po’ di tesserne le lodi. La Corea del Nord ha sempre la sua bomba nucleare e non sembra volersene sbarazzare. I negoziati con gli Stati Uniti sono a un punto morto e Pyongyang ha rimandato molti appuntamenti. Donald Trump afferma che “non ha fretta”, ma che se nessun progresso viene fatto, o peggio, se la Corea del Nord continua con le sue provocazioni, il presidente americano rischia di considerare il fatto che ci si sia presi gioco di lui e ordini rappresaglie. Donald Trump sarà ancora qui tra un anno? Questa domanda fa parte delle molteplici speculazioni che agitano Washington. Ma il fatto che questo non appaia più come una supposizione delirante mostra quanto precaria sia la situazione nella quale si trova il presidente. Tutto dipende innanzitutto da come si chiuderà l’inchiesta di Robert Mueller, il procuratore speciale sull’ingerenza dei russi nell’elezione presidenziale e sulla possibilità di ostacolo alla giustizia. Nessuno sa quando presenterà il suo rapporto né cosa conterrà. Ma finora, secondo le accuse, si è appreso che i russi hanno avuto molti contatti con la squadra di Donald Trump. Ciò non significa che ci sia stata collusione, ma non è neanche una cosa pulitissima, soprattutto per la parte che riguarda suo figlio Donald Junior e suo genero Jared Kushner. Le scoperte di Mueller coinvolgeranno il presidente? Saranno sufficienti ad iniziare una procedura di impeachment? Il Senato che ha l’ultima parola su questa decisione gravissima è ancora a maggioranza repubblicana. Ma anche se Trump esce indenne dall’inchiesta russa, non è la fine dei suoi problemi giudiziari. E’ stato oggetto di una sfilza di azioni giudiziarie sul finanziamento della sua campagna, su quello del suo comitato incaricato della cerimonia di investitura, sui suoi legami con la Trump Organization, la sua fondazione caritatevole…  Un altro forse, davanti a tutti questi scandali si sarebbe già dimesso. Ma Trump è Trump e non ci si può aspettare nulla di prevedibile, in nessun campo.

Jacqueline Rastrelli