Superfrutta ai raggi ultravioletti: la scoperta italiana

Superfrutta ai raggi ultravioletti: la scoperta italiana

9 enero, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Una superfrutta ricca di antiossidanti e composti benefici, potenziata grazie all’azione delle radiazioni ultraviolette. La scoperta arriva dalle ricerche condotte nei laboratori del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. Guidati dalla professoressa Annamaria Ranieri, i ricercatori dell’ateneo toscano studiano da anni gli effetti benefici delle radiazioni ultraviolette sulla frutta allo scopo di mettere a punto prodotti salutari e dall’elevato valore nutraceutico.

Più virtù nutraceutiche

L’ultimo progetto in questo ambito ha riguardato le pesche ed è stato condotto in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, l’University of Natural Resources and Life Sciences di Vienna e il Leibniz Institute of Vegetable and Ornamental Crops tedesco. «È noto da tempo come nella frutta il contenuto di composti benefici quali fibre, sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti dipenda da diversi fattori, tra cui la qualità e la quantità di luce che riceve – spiega Annamaria Ranieri –. In particolare, la componente B della radiazione ultravioletta (UV-B) riveste un ruolo fondamentale. La nostra idea è stata quella di impiegarla sui frutti già raccolti, riprogrammando così la loro capacità di produrre molecole nutraceutiche».

Come si produce la superfrutta

A livello pratico, il procedimento prevede che la frutta venga posta in celle climatiche dove è esposta ai raggi UV-B; successivamente, attraverso una serie di analisi, i ricercatori controllano i cambiamenti nei livelli dei metaboliti nutrienti caratteristici del frutto in esame. Gli studi molecolari hanno infatti evidenziato come i raggi UV-B, attraverso complessi meccanismi intracellulari, inducano l’attivazione di specifici geni coinvolti nella sintesi di diverse classi di composti fenolici. «Nel caso delle pesche, ad esempio, il trattamento UV-B sui frutti post-raccolta ha influito sull’intero profilo fenolico e dopo 36 ore dall’esposizione abbiamo notato un notevole accumulo di antocianine, idroflavonoli e flavoni, che tra tutti i polifenoli sono quelli che manifestano le maggiori capacità antiossidanti», aggiunge il dottor Marco Santin, che ha svolto il suo dottorato all’Università di Pisa proprio su questo tema.

Non solo in laboratorio

Tra i vantaggi della scoperta, quello di poter replicare il procedimento non solo in laboratorio ma anche nelle serre e nelle produzioni su larga scala. «Si tratta infatti di un approccio eco-compatibile e ottenere i superfrutti è possibile non solo in laboratorio», conclude il team di ricercatori.

Maria Carotenuto