Siso, il capodoglio ucciso dalle reti rivive nel progetto di un giovane biologo

Siso, il capodoglio ucciso dalle reti rivive nel progetto di un giovane biologo

21 diciembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Ci sono storie destinate a fare storia, a restare impresse nella mente di chi le vive e le ascolta e trasformarsi in straordinari esempi di civiltà, cultura e amore per il mare. L’incipit può sembrare roboante, ma se si ricapitolano gli avvenimenti fino agli ultimi straordinari sviluppi ci si accorge che è pienamente giustificato. Tutto inizia nel 2017 quando un giovane capodoglio maschio di una decina di metri rimane impigliato in una rete derivante, un tipo di rete illegale che non dovrebbe più esistere, al largo delle Eolie. Nonostante gli sforzi della Guardia Costiera, liberare il capodoglio risulterà impossibile e il cetaceo di lì a poco morirà e finirà trascinato dalle correnti fino a Capo Milazzo. Fin qui sembra la solita storia ed invece, questa volta, succede una cosa straordinaria. Un giovane biologo marino, Carmelo Isgrò, lo trova e decide di imbarcarsi in un’impresa folle: recuperare lo scheletro e fare dello sfortunato cetaceo ucciso dalla stupidità e dalla brama di guadagno dell’uomo in un simbolo per la difesa dei mari. Grazie al sostegno del Museo della Fauna dell’Università di Messina, Carmelo inizia un lavoro immane. Per chi non è addentro a siffatte operazioni, questo significa fare a pezzi un cetaceo di 10 tonnellate in putrefazione e semi sommerso, recuperare tutte le ossa, scarnificarle, ripulirle e metterle in ordine con la speranza (all’epoca altro non era) di riuscire ad esporle. Se volete avere una pallida idea di cosa vuol dire cimentarsi in un simile lavoro prendete un pollo, lasciatelo imputridire e poi tiratene fuori tutte le ossa. Chiaro? Il dottor Isgrò per fortuna è stato aiutato da un gruppo di amici tra cui Francesco detto Siso che purtroppo, subito dopo il recupero del capodoglio, è rimasto ucciso in un incidente ed è così che, per ricordarlo, è nato Siso, il capodoglio.

Oggi lo scheletro è pronto per essere ricomposto ed esposto all’interno del suggestivo “Bastione di Santa Maria” nell’antico Castello di Milazzo, insieme alla rete che l’ha ucciso e la plastica che è stata trovata nel suo stomaco. La storia tuttavia non è completa perché il progetto di Carmelo a poco a poco fa breccia tra la gente. Cominciano le interviste sui quotidiani locali, poi l’interesse si ampia e lo porta ad intervenire alla trasmissione Geo di RAI3 e ad altre trasmissioni RAI. Sea Shepherd, la famosa associazione internazionale per la difesa del mare, organizza “Operazione Siso” con la collaborazione e il sostegno dell’Aeolian Islands Preservation Fund contro la pesca illegale, non dichiarata e non riconosciuta nell’arcipelago delle isole Eolie. Nasce una raccolta fondi per sostenere la costosa opera di montaggio e di preparazione di tutto l’allestimento necessario per esporre lo scheletro del capodoglio che in poco tempo raggiunge e supera il budget previsto. Intanto Siso, grazie al dipartimento dei Carabinieri CITES di Catania e soprattutto al Direttore del Museo della Fauna di Messina Prof. Filippo Spadola e al conservatore Mauro Cavallaro, ottiene il sospirato certificato CITES, il documento che permette di esporre in pubblico il suo scheletro.

Infine, notizia di poche ore fa, gli Architetti di fama mondiale Jonas Lundberg (premiato come migliore Prof. del Commonwealth) e Jason Gill (che ha progettato l’illuminazione della piramide del Louvre) in collaborazione con Claudio Lucchesi creeranno e doneranno alla città di Milazzo il Progetto espositivo del nascituro Museo del Mare di Milazzo dove sarà ospitato Siso. Altri cittadini e professionisti mettono a disposizione le loro capacità facendo nascere nuovi progetti in nome di Siso che portano alla creazione di un libro per bambini dedicato alla storia di Siso e ad una linea di prodotti come profumi, Tshirt, cartoline natalizie e molto altro ancora come si può scoprire collegandosi alla pagina di Facebook.

Dire che è una bella storia è poco. Qualcuno potrebbe considerarlo un miracolo, ma non c’è bisogno di scomodare parole così grandi per questa vicenda. E’ un esempio che deve far riflettere e che dimostra, anche se tendiamo a dimenticarlo, che l’uomo può ancora fare grandi cose quando partecipazione, passione ed entusiasmo si uniscono per una causa comune.

Angelo Mojetta