Prova di buon senso per l’Italia che riduce la distanza con l’UE con il deficit a 2,04%

Prova di buon senso per l’Italia che riduce la distanza con l’UE con il deficit a 2,04%

13 diciembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Il giorno dopo l’incontro tra Jean-Claude Junker e il premier italiano Giuseppe Conte, si spiega con il buon senso, quella scelta di fare diversi passi di avvicinamento verso la Commissione Europea. Il consistente taglio del deficit, ridotto a quota 2,04% del Pil dovrebbe evitare la procedura sul debito anche se resta ancora da fare alcune limature al resto della manovra. E per questo il ministro Giovanni Tria sarà anche oggi a Bruxelles. Da questo pomeriggio e fino a domani i leader Ue si riuniranno per il Consiglio europeo: Juncker avvierà una serie di contatti per «tastare gli umori» tra i governi e vedere che margini ci sono per archiviare la procedura contro l’Italia. Lo stesso farà Giuseppe Conte, alla ricerca di un appoggio tre le altre capitali, facendo leva anche sui recenti annunci di Emmanuel Macron e sul rischio che in Italia cresca il risentimento anti-europeo per la presunta disparità di trattamento. Già oggi è possibile un bilaterale con l’olandese Mark Rutte e con il belga Charles Michel. La ragionevolezza degli aggiustamenti alla manovra di queste ore, si è già fatta sentire sui mercati abbassando lo spread. Molti hanno accostato la vicenda italiana alla richiesta della Francia di un leggero sforamento per compensare le promesse fatte da Macron per sedare la rabbia dei Gilet Gialli. Ieri, però, Pierre Moscovici ha spiegato che le due vicende sono molto diverse e che al momento una procedura (per deficit) per la Francia non è possibile. Innanzitutto perché la valutazione sui conti di Parigi andrà fatta soltanto in primavera e poi perché «uno sforamento del 3% – ha ricordato il commissario – è fattibile. A patto che sia limitato, temporaneo ed eccezionale». Moscovici ha sottolineato che per aprire una procedura il deficit dovrebbe superare quota 3,5% oppure restare oltre la soglia del 3% per due anni consecutivi: il governo francese ha invece assicurato che non andrà oltre il 3,4% e comunque nel 2020 promette di tornare sotto la soglia.

Mario Citterio