Palermo si mobilita per salvare il suo fiume

Palermo si mobilita per salvare il suo fiume

8 diciembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Diciotto anni fa iniziava l’impegno della Commissione Europea per la tutela dei fiumi europei. La direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), infatti, invocava già allora azioni necessarie ed urgenti per ridurre la pressione antropica su uno dei beni naturali più importanti che abbiamo: l’acqua dolce. Quegli obiettivi di “protezione”, “miglioramento” e “ripristino” dei corpi idrici superficiali, volti a far raggiungere il “buono stato ecologico” dei corsi d’acqua, si infrangono però oggi contro le impietose statistiche del rapporto 2018 sulle acque a cura dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. Soltanto il 38% di laghi e fiumi dell’Unione risultano essere in buono stato, ovvero con concentrazioni di inquinanti non superiori agli standard imposti dall’UE. Il resto è soggetto invece ad un non trascurabile inquinamento, dovuto alla presenza di tantissimi contaminanti da attività antropica (principalmente da agricoltura), su cui primeggiano mercurio e cadmio.

La drammatica situazione dei fiumi in Sicilia

Una situazione drammatica, che affligge anche la Sicilia: il distretto idrografico che abbraccia la nostra Regione è maglia nera d’Italia, e registra una delle peggiori performance a livello europeo con quasi la totalità dei corpi idrici superficiali campionati al di sotto dello “stato ecologico buono”. I nostri fiumi sono inquinati insomma, e non c’era bisogno di uno studio dell’AEA per scoprirlo. Negli alvei dei corsi d’acqua siciliani non si contano scarichi, provenienti sia da attività agricole e industriali che da abitazioni, ma anche pericolose discariche abusive. L’esempio più lampante è sotto gli occhi e i nasi di tutti noi palermitani: il fiume Oreto. Grigio e maleodorante alla foce, cristallino e fragoroso nei pressi della sorgente, il fiume è già in realtà, a dispetto della sua nomea e dei suoi olezzi, una vera e propria oasi naturale. Lo sanno bene quei cittadini che hanno fotografato lungo l’asta fluviale aironi cinerini, cavalieri d’Italia, martin pescatori, carpe, tinche e, nei pressi della foce, persino dei delfini. Oppure i 58,281 votanti che hanno incoronato (almeno sul web) l’Oreto come “luogo del cuore” nel concorso indetto dal FAI.

Ricercatori e studenti per l’Oreto

C’è poi chi, più silenziosamente, ma già da diverso tempo, sta monitorando le acque del fiume combinando ricerca scientifica con educazione ambientale. Si tratta di alcuni ricercatori e studenti del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo che hanno avviato una campagna di monitoraggio geochimico delle acque del fiume Oreto. «Lo spunto nasce a maggio del 2018 dalle esercitazioni di geochimica del corso di laurea in Scienze Geologiche – spiega a La Rivista della Natura il Prof. Sergio Calabrese, ideatore del progetto – Cercavo qualcosa da fare con gli studenti, che coniugasse da un lato l’esperienza scientifica tramite un’applicazione pratica, dall’altro un percorso di consapevolezza e valorizzazione del nostro martoriato territorio. Grazie al loro entusiasmo, ed alla sinergia con i colleghi dell’Università e dell’INGV, abbiamo avviato questa campagna di monitoraggio del nostro fiume cittadino». Per gli studenti è stata l’occasione di apprendere le varie fasi di uno studio scientifico: il campionamento, le analisi di laboratorio e l’interpretazione dei risultati, mentre per i ricercatori è stata un’opportunità per raccogliere nuovi dati. «Sono state campionate le acque in quattro siti lungo l’alveo fluviale – continua il Prof. Calabrese – incluse la sorgente Lupo e la foce. I campioni sono stati analizzati e sono stati determinati i costituenti inorganici maggiori, minori ed in tracce. Il confronto fra le acque ‘non contaminate’ della sorgente e le acque della foce, ha permesso di evidenziare un arricchimento di inquinanti in quest’ultimo sito». I campioni d’acqua prelevati alla foce hanno mostrato infatti un arricchimento significativo in ferro, alluminio, rubidio, piombo, rame, nichel, antimonio e stagno. I ricercatori non sono al momento in grado di identificare le sorgenti degli inquinanti, ma la loro presenza rimarca l’importanza di un monitoraggio continuo della qualità delle acque del fiume. «Vogliamo ripetere l’esperienza il prossimo anno con i nuovi studenti universitari – conclude il Prof. Calabrese – vogliamo coinvolgere anche gli studenti delle scuole secondarie attraverso specifici progetti di Alternanza Scuola-Lavoro. Invitare altri ricercatori permetterà poi di considerare anche altri parametri e di aumentare il numero di siti di campionamento. Proporre un percorso inclusivo e sinergico tra diversi attori garantendo un monitoraggio continuo nel tempo della qualità delle acque dell’Oreto, è questo l’obiettivo». Un progetto estremamente interessante che dovrà andare di pari passo con l’impegno delle amministrazioni comunali di Pioppo, Altofonte, Monreale e Palermo per impedire qualsiasi scarico fuorilegge nell’alveo del nostro piccolo fiume ritrovato.

Andrea Di Piazza