Gazzettino Italiano Patagónico

Dopo cinque secoli il castoro torna in Friuli

 

Ebbene sì, è tornato anche lui! Il Castoro europeo (Castor fiber), il più grande roditore nativo del nostro continente (il peso varia tra gli 11 e i 30 chili) è stato da poco segnalato in Friuli Venezia Giulia e precisamente nel comprensorio della foresta del Tarvisio (UD), al confine con l’Austria. Già alla fine di ottobre 2018 alcuni cacciatori locali avevano notato gli strani segni della presenza di una specie diversa dalle solite. Il 18 novembre 2018 anche Daniele Vuerich, della stazione CFR Pontebba, aveva ripreso l’immagine di un salice profondamente scortecciato, con tracce che non sembravamo essere quelle classiche prodotte dagli Ungulati. Le verifiche successive, effettuate da Renato Pontarini (Progetto Lince Italia) e da Luca Lapini (Museo Friulano di Storia Naturale di Udine), anche attraverso l’impiego di fototrappole, hanno infine confermato la presenza di almeno un castoro in Comune di Tarvisio, dopo quasi 500 anni dalle ultime segnalazioni di questa specie nel nostro Paese.

La colpa della caccia

Infatti il Castoro era ancora presente fino a metà del Cinquecento nell’Italia centro-settentrionale (l’ultima segnalazione risale al 1541), ma si estinse molto prima della Lontra a causa della caccia indiscriminata per la sua pregiata pelliccia, per la coda che un tempo veniva considerata un cibo prelibato e anche per la sostanza odorosa, detta castoreum, che si poteva estrarre dalle sue ghiandole e che veniva impiegata nella medicina tradizionale.

Popolazione in calo in tutta Europa

Anche nel resto d’Europa la situazione non era di gran lunga migliore, anche per la progressiva riduzione delle zone umide adatte, tanto che alla metà del XX secolo erano rimaste ridotte popolazioni solo nel bacino del Rodano in Francia, nella zona dei laghi Masuri in Polonia, nel bacino del Dnepr in Bielorussia e in rarissime zone umide a sud della Norvegia. Successivi progetti di reintroduzione hanno, però, progressivamente allargato l’areale continentale di questa specie, molto più elusiva ed esigente, dal punto di vista ambientale e sociale, della simile Nutria, con la quale viene spesso confusa dai non addetti ai lavori.

Come è arrivato in Italia

Probabilmente il suo ritorno in Italia, per ora limitato a pochissime segnalazioni, è avvenuto spontaneamente risalendo l’Orrido dello Slizza fino al Comune di Tarvisio, provenendo dalla vicina popolazione reintrodotta in Carinzia. Pertanto, ancora una volta il Friuli si conferma una strategica “porta di ingresso” per il ritorno di tante specie faunistiche nel nostro Paese, provenienti per lo più da Austria e Slovenia. Dopo l’Allocco degli Urali, la Lince, l’Orso, la Lontra e lo Sciacallo dorato ecco anche il Castoro, con la speranza che la sua presenza possa con il tempo consolidarsi e magari espandersi verso altre zone alpine.

Armando Gariboldi

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