L’armonioso volo delle oche selvatiche

L’armonioso volo delle oche selvatiche

5 diciembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

 

Devo dire che ho una predilezione per la fauna acquatica e mi emoziona l’involo improvviso del germano, o il metodico volo d’esplorazione del falco di palude in caccia al limitare d’estesi canneti. C’è però un acquatico che più di ogni altro mi affascina quando lo osservo in volo: si tratta dell’oca selvatica. Trascorro parecchie ore in zone dove le oche si osservano comunemente e attendo con pazienza che qualche esemplare arrivi o che parta annunciando l’involo con le solite caratteristiche grida. Il mio luogo d’osservazione preferito è l’argine di una zona umida confinante con terreni agricoli in prossimità delle valli di Comacchio. Prima di sera le oche selvatiche si portano sui campi e lo spettacolo a volte è degno della miglior regia teatrale: il gruppo si riunisce compatto in un ampio chiaro e attende senza troppo chiasso il momento opportuno per partire. Poi, qualche animale comincia a dar segni di eccitazione, inizia a vociare, nuota più velocemente in mezzo ai compagni, contagia i più vicini con questa frenesia e come in una “ola” canora tutti gli uccelli danno via a una potente manifestazione vocale; è il preludio dell’involo collettivo, che avviene con un’esplosione di suoni, di spruzzi, di batter d’ali e di zampe. Quei grossi palmipedi diventati padroni del cielo acquistano grazia e leggerezza e volano sulla valle come fossero i soli sovrani di quel regno acquatico. Perfino il falco predatore pare intimorito, lassù nel cielo, all’apparire di quelle possenti ali e sembra fare largo alla flotta di oche, che con ampi giri aerei pare indecisa se tornare sullo specchio d’acqua o puntare nuovamente sui campi. Con l’obiettivo inquadro alcuni esemplari: riesco a vedere le piume del petto schiacciate dall’attrito dell’aria, le robuste ali sferzare il vento senza apparente sforzo, il becco semiaperto nell’atto del “vociare”. E ogni volta mi emoziono…

Maurizio Bonora