C’è un nuovo oceano: l’ Artico

C’è un nuovo oceano: l’ Artico

1 diciembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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La fusione dei ghiacci dovuta al cambiamento climatico globale sta trasformando l’ Artico in un nuovo oceano. A dirlo è il report Getting it right in a new ocean presentato dal WWF in occasione della Conferenza Sustainable Blue Economy, ospitata in questi giorni a Nairobi dai governi di Kenya, Canada e Giappone.

Le nuove sfide

L’effetto domino causato dai cambiamenti climatici presenterà nuove sfide da cogliere. Il documento sottolinea, infatti, come gli approcci tradizionali non siano più sufficienti a far fronte al problema. Le risorse e le economie dell’Oceano Artico possano e devono quindi essere sviluppate per garantire sul lungo periodo il benessere dell’economia e dell’ecosistema per questa regione e per il pianeta stesso. «Il pressante sviluppo economico della zona potrebbe peggiorare molti degli impatti negativi nella regione, almeno fintanto che non verranno prese chiare decisioni per tracciare una rotta sostenibile», spiega il WWF.

Sempre più accessibile

Se da una parte lo scioglimento dei ghiacci disegna una nuova geografia nell’Artico e chiama all’adattamento le specie che vi abitano, dall’altro rende il polo maggiormente accessibile ai flussi di persone, attratte da un business ancora inesplorato. «Il cambiamento climatico sta rendendo l’Oceano Artico più accessibile che mai – spiega Simon Walmsley, del Programma Artico del WWF -. Ma l’Artico rimane una regione remota, un posto rischioso per fare business. Applicando un approccio sostenibile, prima che si avviino imponenti attività economiche, possiamo aiutare a prevenire gli impatti più negativi per questo ecosistema estremamente vulnerabile. Questo vale anche per gli stock ittici che rischiano di essere ancora più sfruttati di quanto non lo siano già attualmente».

La casa di 4 milioni di persone

Nonostante sembri un deserto di ghiaccio, l’Oceano Artico e le sue coste sono abitati da 4 milioni di persone tra cui popolazioni indigene e molte comunità che vivono di pesca e dipendono dalla condizione delle risorse e dall’abbondanza degli stock ittici presenti nei propri mari. Inoltre, questa zona ospita 34 specie di mammiferi marini e 633 specie di pesci. «Fino ad oggi i più importanti settori economici che hanno impattato su ecosistemi marini così vulnerabili sono stati l’attività estrattiva di petrolio e gas, i servizi, la pesca e la trasformazione delle risorse, anche se mano a mano che il ghiaccio si ritirerà nella parte centrale dell’Oceano Artico, ci si aspetta che trasporti e turismo diventino i veri settori chiave. Per fare un esempio, in soli 10 anni, l’Islanda ha visto un aumento del flusso turistico del 400 %», conclude Walmsley.

Frida Montalto


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