Travolti dalla piena: oggi l’ultimo saluto alle vittime di Casteldaccia nel palermitano.

Travolti dalla piena: oggi l’ultimo saluto alle vittime di Casteldaccia nel palermitano.

8 noviembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Redacción: Barbara Filippone

Stamattina si sono svolti i funerali delle 9 vittime dell’esondazione del fiume Milicia a Casteldaccia, in provincia di Palermo che ha coinvolto una villetta. Ad accogliere in Cattedrale i feretri, un sole caldo e migliaia di persone che hanno voluto stringersi al dolore di Giuseppe Giordano l’unico superstite dei presenti in casa, quella sera maledetta: il sig. Giuseppe si aggira ancora incredulo fra le bare allineate lungo il sagrato di una Cattedrale che oggi si veste a lutto; ad officiare la Santa Messa il monsignor Giuseppe Oliveri, vicario generale di Palermo, e da monsignor Filippo Sarullo. Il nostro Arcivescovo è fuori, all’estero, e nonostante ciò ha voluto far sentire la sua vicinanza ad un’intera città che soffre e piange delle vittime dal maltempo; è lo stesso vicario a leggere il messaggio di mons. Corrado Lorefice. Una parte del suo messaggio credo sia stata fondamentale per comprendere e fare tutti una riflessione, sebbene queste morti siano incomprensibili: “…Dobbiamo sentire queste morti, far nostro questo dolore, com-partirlo, portarlo insieme a quanti ora ne sono schiacciati. Dobbiamo cambiare. Tutti. Dobbiamo convertirci… Gesù facci avvicinare ad ogni dolore per stendere le mani e toccarlo, assumerlo, fino a sentirlo nelle nostre viscere… Ma tu non tardare! Vieni presto, Ascolta e vieni, non indugiare!”


Queste parole confortano ma il dolore di un padre che ha visto spezzare e spazzare via i suoi cari senza poter far nulla, non si dà pace, e grida: “Mi fa male il cuore!”, in dialetto palermitano, che continua ad aggrapparsi e ad abbracciare ciascuna di quelle bare, dei suoi cari; un intero nucleo familiare riunito per festeggiare un compleanno, ha perso la vita di fronte ad un evento che ha scosso l’intera comunità di Casteldaccia, e del quartiere Zisa a Palermo. Ma il dolore non è confinato a quel piccolo paese o a quel quartiere, ma “sconfina” e rompe quegli stessi argini di dolore di una città incredula; la Santa Messa si conclude nella commozione e quei corpi accompagnati all’esterno dagli applausi, dalla banda musicale, da tanti palloncini bianchi che si liberano nel cielo. Un dolore forte ma composto, per Rachele la vittima più giovane di appena un anno, per Francesco 3 anni, Federico l’eroe bambino di 15 anni che ha tentato invano di tenere la sorellina Rachele per proteggerla, Stefania 32 anni mamma di Federico e Rachele, Antonio 65 anni il nonno dei piccoli, Matilde 57 anni moglie di Antonio, e ancora i figli Marco di 32 anni e Monia di 40, e infine Nunzia di 65. Il maltempo di questi giorni in Sicilia ha fatto una strage e oggi l’augurio è che si trovino i colpevoli di tale strage che doveva essere evitata, in quanto il Pubblico Ministero ha dichiarato che la villetta travolta, fosse troppo vicina al fiume Milicia, villa per la quale era già stata chiesta la demolizione. Ma oggi è il giorno del dolore… che giustizia sia fatta, e che queste morti non siano state vane; siamo i costruttori di un mondo nuovo diceva Don Pino Puglisi…


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