Il rogo di Milano è indice di un problema più profondo

Il rogo di Milano è indice di un problema più profondo

22 octubre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Que el che è successo a Milano. Domenica 14 ottobre, tre depositi di stoccaggio dell’azienda Ipb Italia, in zona Bovisasca, dov’erano accumulati 16mila metri cubi di rifiuti, sono andati a fuoco. Le correnti d’aria hanno trasportato fumi e odori in molti altri quartieri, gettando la città in uno stato di allarme. «Da sindaco, devo dire che il tema è che lì quei rifiuti non potevano essere stoccati e c’è il rischio che sia un incendio doloso», ha detto Giuseppe Sala qualche giorno dopo. «Spero che chi ha sbagliato venga punito e che si faccia di questo caso un esempio, perché rispetto al tema dei rifiuti bisogna capire se nel nostro Paese c’è qualcosa che non va». Bisogna capire se rispetto al tema dei rifiuti nel nostro Paese c’è qualcosa che non va? È comprensibile che chi parla in nome delle istituzioni debba usare cautela nelle dichiarazioni, ma qui i fatti parlano chiaro: quello di Milano non è un caso isolato, è l’ennesimo deposito di rifiuti in fiamme. Non si conosce ancora la dimensione del problema, però il ministro dell’ambiente Sergio Costa – uno che di queste cose parla con cognizione di causa – ha spiegato che la Terra dei Fuochi si è trasferita nel Nord Italia. Una constatazione inevitabile per chi segue le numerose inchieste che la Dda milanese e diverse Procure stanno svolgendo sui reati ambientali in Lombardia. È qualche anno ormai che nelle province di Pavia, Milano e anche altre della regione si susseguono incendi sospetti a discariche e impianti di smaltimento dei rifiuti. Qualcuno si mostra ancora stupito. Come può accadere tutto questo in Lombardia, simbolo nazionale della raccolta differenziata e del riciclaggio? Accade, tutti i giorni, sotto i nostri occhi. D’accordo, hanno ragione anche quelli che sbottano contro chi – comodamente seduto alla propria scrivania – dispensa cure e soluzioni compulsando sulla tastiera del computer. Però, diamine, vogliamo cominciare a seguire e controllare quelle colonne di container più o meno maleodoranti che attraversano a ogni ora del giorno le strade delle nostre città? A Milano se ne incontrano decine, centinaia. Cosa trasportano? Dove vanno? Noi cittadini in superficie vediamo solo camion sporchi che scaricano gas tossici e ingorgano il traffico, ma sotto scorrono fiumi di denaro. I rifiuti – indesiderabili per molti – sono un affare senza pari per altri. Materiali speciali, solventi, vernici, scarti dell’edilizia, il grande business della monnezza chiede tutto, digerisce tutto. Mangia merda e caca oro. Non si vuole invocare un’indiscriminata caccia alle streghe, però qualcosa si dovrà pur fare per porre termine a questo disastro. Nel pieno rispetto degli strumenti di legge vigenti, è troppo chiedere di avviare controlli a tappeto fra i fiumi di scarti – ma potremmo anche definirli liquidità bollente – che scorrono lungo le vie cittadine?

Michele Mauri


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