Il cambiamento climatico costa caro, più dello spread

Il cambiamento climatico costa caro, più dello spread

15 octubre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Il differenziale di rendimento – il fatidico spread – tra Btp e Bund tedeschi ha di nuovo conquistato le prime pagine. Tornato sui valori massimi da tempo, pur se ancora lontani dalle vette raggiunte nel 2011, alimenta a ogni livello le chiacchiere sulla sostenibilità del debito pubblico italiano e sulle difficoltà nel suo rifinanziamento. In questi giorni un’altra tegola, ben più pesante, è caduta sulle nostre teste: lo Special Report on Global Warming of 1.5°C dell’Ipcc. Il rapporto, oltre 400 pagine prodotte dagli scienziati del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite riunitisi per giorni in Corea del Sud, è un avvertimento senza precedenti. Teniamo il pilota automatico mentre siamo lanciati verso un burrone. Il Panel è stato chiaro: servono sforzi senza precedenti, come un taglio del 50% nell’utilizzo di combustibili fossili entro 15 anni. Eppure ancora una volta gli analisti sembrano guardare ai fondamentali sbagliati. Il dibattito pubblico si agita attorno a qualche punto di spread ignorando i rischi economici globali: l’impatto delle mutate condizioni climatiche e delle catastrofi naturali nei vari paesi del mondo. «Nell’ultimo decennio, le condizioni meteorologiche estreme e l’impatto sulla salute dei combustibili fossili sono costati all’economia americana almeno 240 miliardi di dollari l’anno. Questo costo esploderà del 50% nel prossimo decennio. Entro il 2030, la perdita di produttività causata da un mondo più caldo potrebbe costare all’economia globale 2 trilioni di dollari». È un breve stralcio del discorso sul cambiamento climatico tenuto dal Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres al Palazzo di Vetro lo scorso 10 settembre. Non è troppo tardi per cambiare rotta, ma ogni giorno che passa il mondo si riscalda un po’ di più e il costo della nostra inerzia sale. Più dello spread.

Michele Mauri


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