Cronache dai Palazzi

Cronache dai Palazzi

29 septiembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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L’asse Lega-M5S riesce ad ottenere un rapporto deficit-Pil del 2,4% oltrepassando di molto la soglia dell’1,6%, fissata in precedenza dai Palazzi di Bruxelles. Circa dodici ore di trattative, anche per superare le resistenze di via XX Settembre che avrebbe preferito non valicare il 2%. “L’accordo c’è, lo zero virgola è l’ultimo dei problemi, nessuno fa o farà gesti eclatanti per uno zero virgola”, aveva annunciato il vicepremier Salvini prima del verdetto. Mentre l’altro vicepremier Luigi Di Maio ha messo subito nero su bianco: “Io, Conte e Salvini siamo allineati per un rapporto deficit/Pil del 2,4% minimo, Tria lo deve capire”. “Abbiamo fatto delle promesse e le dobbiamo mantenere”, ha affermato inoltre il leader dei Cinque Stelle, riferendosi in primo luogo al reddito di cittadinanza. Uno scontro rigido, quindi, tra i vicepremier e il ministro dell’Economia, vigilato dal Colle. Reddito e pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero e flat tax, sono i principali paletti piantati dal governo gialloverde. “Non siamo certo entrati in Parlamento per sostenere linee d’austerity”, hanno dichiarato voci grilline per le quali “non si tratta delle virgole, ma delle misure che per noi sono fondamentali. Più coperture trova il ministro meglio è, ma quelle misure non si toccano”. Sulla stessa lunghezza d’onda dei pentastellati il premier Giuseppe Conte che ha dichiarato: “Non considero, prima ancora che politicamente, moralmente accettabile un’azione di governo che non si preoccupi adeguatamente di assicurare a tutti i cittadini condizioni di vita eque e pienamente dignitose”. Nel mirino il temuto “taglio trasversale” – come è stato definito dai pentastellati – delle risorse da destinare a reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero. La politica si trova in pratica a dover fare dei conti elettorali ma anche dei conti aritmetici. Per il 30 novembre è previsto un intervento della Commissione europea che dovrà esprimere un primo parere sulla legge di Bilancio, ed entro la metà di ottobre il governo italiano dovrà trasmettere alla Commissione europea e all’Eurogruppo il Documento programmatico di bilancio che specifica saldi e misure previste. Da quella data, il dibattito entrerà nel vivo per quanto riguarda il rispetto dei vincoli economici e finanziari imposti dai trattati europei. Il 20 ottobre, infine, il governo presenterà ufficialmente in Parlamento il disegno di legge di Bilancio, ossia il provvedimento che contiene la manovra triennale di finanza pubblica nel dettaglio, con tutte le singole misure che rendono concreto quanto scritto nel Def. “Abbiamo programmato il più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia”, ha dichiarato il premier Conte a ridosso del Cdm che ha approvato la soglia del 2,4% per il rapporto deficit/Pil. “Il governo del cambiamento sta imprimendo una nuova direzione di marcia all’intero Paese”, ha aggiunto il presidente del Consiglio sottolineando la “serietà” e l’“impegno” del governo, che ha lavorato “per realizzare una manovra economica meditata, ragionevole e coraggiosa”. Per il premier la manovra rappresenta “un intervento che migliorerà le condizioni di vita dei cittadini e assicurerà al nostro Paese una più robusta crescita economica e un più significativo sviluppo sociale”. A proposito di investimenti nelle grandi opere sono stati attivati ben 118 miliardi di investimenti, cantierabili nell’immediato. Come ha sottolineato il premier Conte la nuova manovra di bilancio punta infatti sugli investimenti pubblici per rilanciare la crescita economica. Prioritari saranno però i piccoli lavori di manutenzione per mettere in sicurezza ponti, gallerie e strade interne. Per quanto riguarda le grandi opere come Tav, Gronda di Genova, Pedemontana lombarda, Terzo valico e Brescia-Padova è previsto “un riesame”. In definitiva è una manovra di finanza pubblica che il “governo del cambiamento” ha definito “coraggiosa” perché oltre a scommettere sugli investimenti pubblici, mira ad “abolire la povertà”, come sottolineato dai Cinquestelle, e a ridurre le tasse, come auspicato dai leghisti, anche se con una buona dose di spesa in deficit che nel prossimo triennio sarà per l’appunto pari al 2,4%. “Al di là delle ricostruzioni giornalistiche, abbiamo messo le basi per una manovra seria, rispettosa dei parametri non meno che quelle di altri Paesi europei come Francia o Spagna, e soprattutto non spendacciona” ha dichiarato Matteo Salvini preannunciando una “cedolare secca sui negozi, riduzione di alcune accise sulla benzina, detassazione per chi assume”, e aggiungendo che ci saranno “400 mila nuovi pensionati”. In definitiva “non si tratta di spese improduttive una tantum, ma di una manovra complessiva di crescita”. Di un primo sgravio delle imposte beneficeranno i piccoli imprenditori e i professionisti mentre per i lavoratori dipendenti e i pensionati la riduzione delle tasse arriverà nel 2020. Per finanziare gli sgravi è prevista una “rimodulazione” delle aliquote Iva e il taglio delle spese fiscali. Potranno beneficiare degli sgravi anche le imprese che reinvestiranno gli utili. Rinviato invece il taglio dell’Irpef al 2020. Per fine legislatura il governo mira ad arrivare a due aliquote Irpef: il 23% per i redditi fino a 75 mila euro, il 33% per i redditi superiori. Secondo il Piano di riforma allegato alla Nota di aggiornamento al Def la pace fiscale, invece, “coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado, fino a 100 mila euro”, e il governo prevede misure più severe per gli evasori assicurando il carcere a chi si nasconde dal fisco. Si prevedono inoltre tagli decisi tra le mura di Montecitorio e Palazzo Madama, in quanto nei piani dell’esecutivo spunta una sostanziale riduzione del numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200), mentre per la sanità nel 2019 sono previsti stanziamenti più sostanziosi per istruzione e ricerca e circa un miliardo in più (115 miliardi). A proposito di pensioni, quota 100 sarà introdotta nel 2019 ma prevedendo dei “paletti” come l’età – non al di sotto dei 62 anni – e la contribuzione minima, almeno 41 anni e mezzo di contributi versati. In arrivo anche le prime “pensioni di cittadinanza” (780 euro mensili come il reddito di cittadinanza) e per sostenere i costi saranno necessari degli interventi di ricalcolo per le pensioni che superano i 4500 euro al mese. In definitiva sul tavolo ci sarebbero circa 10 miliardi per il reddito di cittadinanza e circa 8 miliardi per il superamento della legge Fornero. Il governo gialloverde ha inaugurato “la Manovra del popolo” – “Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà”, ha affermato Luigi Di Maio – ma la strada è ancora tutta da percorrere, e soprattutto è tutta in salita anche per quanto riguarda i mercati finanziari (e il relativo spread), la speculazione finanziaria e il declassamento del debito. Il rischio maggiore è che i “numerini”, come vengono chiamati da Palazzo Chigi, prendano il sopravvento facendo pagare il conto a imprese e famiglie. Non a caso la manovra ha spaventato i mercati facendo risalire lo spread, e il deficit al 2,4% del Pil ha fatto chiudere in rosso Piazza Affari spaventando, nel contempo, le principali Borse del mondo. Quello italiano è un debito troppo elevato che l’Ue definisce “esplosivo”, richiamando all’ordine tutti gli italiani: “Se gli italiani continuano a indebitarsi, cosa succede?, Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi: ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale”. Le parole del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, non sembrano però spaventare né Luigi Di Maio – il leader pentastellato afferma comunque di non voler “arrivare allo scontro” con Bruxelles – né Matteo Salvini che ribadisce: “Andremo avanti” anche se la manovra sarà bocciata in sede europea. Risente della tensione anche la moneta unica, in quanto l’euro sprofonda sotto quota 1,16 contro il dollaro.

Barbara Speca


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