Le proteste degli animalisti non fermano le sagre venatorie

Le proteste degli animalisti non fermano le sagre venatorie

16 septiembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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La fine di agosto non porta soltanto le prime avvisaglie di un autunno che sta per giungere ma, come ogni anno, segna l’avvio della stagione delle sagre venatorie con il suo l’inevitabile strascico di proteste, per l’esposizione di animali in gabbie anguste, l’utilizzo ancora consentito dei richiami vivi nella caccia d’appostamento e per i commerci, spesso illeciti, che avvengono intorno a queste manifestazioni.

Sagre ormai fuori dal tempo

La più famosa e antica di queste sagre è quella di Sacile, della quale si hanno notizie sino dal 1200 e che, seppur con diverse modifiche nel corso dei secoli, è arrivata sino ai giorni nostri nonostante le proteste. Il programma di queste sagre, diffuse in tutt’Italia, prevede sempre la mostra mercato degli uccelli da richiamo, le gare di canto, esposizioni di animali di vario genere e di attrezzature destinate alla caccia. Un format che resta immutato, raccogliendo le critiche di quanti ritengono che queste tradizioni siano oramai fuori del tempo e che certe consuetudini dovrebbero essere bandite per sempre, non essendo più compatibili con le conoscenze etologiche e con gli studi sul benessere animale. In particolare il terreno di scontro è quello che vede fronteggiarsi da decenni gli appassionati della caccia da appostamento con i difensori dei diritti degli animali, ma anche con le parti più aperte del mondo venatorio, che ritengono questo tipo di pratica oramai fuori dal tempo e antisportiva.

Cosa sono i richiami vivi

La Comunità Europea da tempo ci ha imposto di vietare l’utilizzo di richiami vivi di cattura, ritenendo leciti soltanto quelli provenienti da allevamenti autorizzati, muniti di contrassegni che consentano di identificarli come tali. Dopo anni di ricorsi, proteste, raccolte di firme, aperture di procedimenti di infrazione da parte della Comunità Europea l’Italia ha dovuto applicare, nel luglio 2014, la direttiva che vieta la cattura di uccelli con mezzi non selettivi. La fine di roccoli e reti che ha chiuso un periodo buio per la tutela della fauna migratoria. Questo provvedimento non ha però intaccato la possibilità per i cacciatori di esercitare la caccia da appostamento fisso e di usare gli uccelli da richiamo, purché d’allevamento. Per chi non lo sapesse questo tipo di caccia consiste nell’aspettare che gli uccelli si posino su delle alberature poste davanti a un capanno mimetico, dentro il quale sono appostati i cacciatori. Gli uccelli migratori sono attirati nell’inganno proprio dai richiami che vengono sistemati tutt’attorno, proprio perché con il loro canto attirino i loro simili. Una forma di caccia che non ha nemmeno un piccolo barlume di sportività, ma che sembra costruita solo su maltrattamenti e inganni.

La caccia dell’inganno

Le sagre sono quindi l’occasione per mostrare e mettere in vendita gli uccelli destinati a questo scopo, ai quali viene modificata la percezione del tempo con un’alterazione del ciclo circadiano, facendogli credere di trovarsi all’inizio della primavera, in pieno periodo riproduttivo. Questa illusione viene indotta nei richiami alterando il fotoperiodo, tenendoli a lungo al buio, per arrivare poi a un graduale ritorno alla luce ricreando, grazie a condizioni di vita in ambienti artificiali, una finta primavera che li induca a cantare. I migliori richiami raggiungono valori da capogiro per gli appassionati, ma purtroppo molti di loro provengono ancora dal bracconaggio. Oltre ai maltrattamenti causati dalle condizioni di vita si aggiunge quindi una predazione di piccoli nati in natura, presi giovanissimi dai nidi per poter essere anelati con il contrassegno inamovibile, come fossero stati allevati in cattività. Un inganno nell’inganno, difficile da scoprire se non durante il prelievo dei nidiacei in natura o il trasporto verso chi li alleverà a mano. Episodi che si leggono raramente sulle pagine di cronaca, essendo sempre più a maglie larghe la rete dei controlli contro il bracconaggio.

La campagna per dire basta

Per questo motivo le organizzazioni che si occupano dei diritti degli animali protestano contro la tradizione delle sagre venatorie, come accade in Friuli con la Sagra degli Osei di Sacile. La secolare manifestazione viene da anni contrastata con ogni mezzo lecito dall’organizzazione Animalisti FVG, che ogni anno, insieme ad altre organizzazioni, organizzano eventi e manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione delle sagre venatorie, anche grazie alluso dell’hashtag #NoSagraOsei che rimbalza su tutti i social.

Ermanno Giudici


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