Dietro le quinte di carne, uova e latticini

Dietro le quinte di carne, uova e latticini

14 septiembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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La citazione di Lev Tolstoj «se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani» è un ottimo punto di partenza su cui riflettere quando consideriamo l’aspetto etico di una dieta che include prodotti animali. L’industria zootecnica preme affinché non ci poniamo domande su come vivono gli animali negli allevamenti intensivi, ci spinge a non guardare, a non documentarci e a non associare il cibo a esseri viventi. Attraverso disinformazione e stratagemmi di marketing si sforza di mantenere il segreto che si cela dietro la produzione di carne e derivati animali, un segreto che tuttavia è praticamente impossibile non conoscere al giorno d’oggi.

Il mito della fattoria felice

Dalla pubblicità ai libri per bambini, il concetto di reclusione animale per scopi alimentari viene distorto o non contemplato. Spesso gli alimenti non sono associati a un volto, il che rende l’animale stesso una merce senza istinti e bisogni. Come risultato finiamo spesso con l’ignorare la sofferenza cui questi animali sono sottoposti. Come spiega Jeffrey Moussaieff Masson nel libro Chi c’è nel tuo piatto? una strategia molto valida per porre una barriera tra noi e gli animali d’allevamento è quello di attribuire loro stupidità. La loro apparente ignoranza servirebbe a compensare e giustificare ciò che subiscono all’interno degli allevamenti intensivi, durante il trasporto e nei mattatoi. Confezioni di carne che dipingono maiali e polli felici e, libri d’infanzia con mucche e galline sorridenti all’interno di fattorie idilliache, costituiscono ulteriori stratagemmi per modificare la realtà dei fatti e legittimare le nostre azioni. È abbastanza ovvio che nessuno vorrebbe conoscere la vera storia della bistecca che ha nel piatto, o nessun bambino sarebbe felice di leggere un racconto in cui simpatici maiali e galline vivono reclusi in spazi angusti, affollati e sporchi.

Una natura spezzata

Maiali, galline ovaiole, polli da carne, mucche e vitelli sono senza dubbio gli animali più sfruttati per scopi alimentari. Claudio Pomo, uno tra i fondatori dell’organizzazione no-profit Essere Animali, ci tiene a sottolineare, nell’introduzione all’edizione italiana del libro Cowspiracy di Kip Andersen e Keegan Khun, che gli standard di allevamento nella società occidentale sono più o meno simili. Non pensiamo infatti che, ad esempio, i sistemi statunitensi siano peggiori di quelli italiani, gli animali da allevamento sono tutti reclusi e sfruttati con un fine comune: il consumo da parte dell’uomo. Suini, galline, polli e mucche sono animali estremamente socievoli che come noi sentono la necessità di esprimere la loro natura. I suini sono animali intelligenti e affettuosi, scrive Jeffrey M. Masson; possiedono un innato comportamento esplorativo che in natura occuperebbe gran parte della loro giornata. Le galline e i polli sono animali sociali che instaurano forti legami di amicizia e amano razzolare e fare bagni nella polvere. La curiosità e relazioni sociali complesse sono caratteristiche delle mucche, afferma Rosamund Young nel libro La vita segreta delle mucche, in cui descrive le peculiarità di singoli individui. In un allevamento intensivo, da cui provengono circa l’80% degli animali in Europa, le naturali espressioni comportamentali di questi animali non trovano spazio. Il profitto è ciò che conta e andrà a discapito del benessere degli animali. Gli spazi sono affollati per contenere il maggior numero di individui possibile a fronte di una domanda crescente e, la limitazione del movimento, consente di risparmiare sui costi di alimentazione. Tutto deve essere svolto il più velocemente possibile senza interruzioni nella catena di produzione.

Sopravvivere in un allevamento intensivo

Negli allevamenti intensivi di suini, durante la prima settimana di vita, la prassi più diffusa consiste nella castrazione dei maschi, il taglio della coda e l’asportazione dei denti, ciascuna senza l’utilizzo di anestesia, causando dolori cronici che, come scrive il Professor P. Jensen della Linkӧping University, durano tutta la vita. Taglio e asportazione sono praticate per prevenire atteggiamenti aggressivi tra gli individui dovuti a un ambiente privo di stimoli mentre la castrazione eliminerebbe un odore e sapore non apprezzato dal consumatore. La dieta dei maiali è altamente proteica in modo che raggiungano il peso da macello in circa 4 mesi. Per quanto riguarda le scrofe, la vita che conducono è particolarmente dolorosa, spiega la CIFW Italia (Compassion in World Farming). Di norma vengono inseminate artificialmente e sono costrette a passare le prime 4 settimane della gestazione nelle cosiddette gabbie di gestazione in cui possono solo stare in piedi o sdraiate. Durante l’allattamento vengono trasferite nelle gabbie di allattamento in cui non vi è libertà di movimento. L’ambiente è estremamente stressante e sono comuni comportamenti stereotipati quali mordere le sbarre e fenomeni depressivi. Per ciò che concerne galline ovaiole e polli da carne, la situazione non è migliore. A causa dell’elevato livello di stress, che può portare al cannibalismo, gli individui sono sottoposti al debeccaggio attraverso lame roventi. Essendo il becco ricco di terminazioni nervose, l’operazione ha come risultato l’insorgenza di dolori acuti e cronici. Le galline ovaiole soffrono di fragilità ossea e osteoporosi causate dal depauperamento del calcio impiegato nella deposizione di uova a ritmi intensi. In molti allevamenti di galline ovaiole, al fine di incrementare la produzione di uova, la luce artificiale è tenuta accesa 24 ore su 24 inducendo l’animale a nutrirsi senza sosta a causa dell’alterazione dei ritmi circadiani. I polli da carne sviluppano problemi agli arti a causa del peso elevato. La crescita, come spiega l’autore Erik Marcus nel libro Vegan: The new ethics of eating, viene infatti accelerata in modo che a sole 7 settimane di vita gli animali siano pronti per l’abbattimento. Molti polli soffrono inoltre di problemi cardiovascolari e respiratori causati anch’essi dall’elevato ritmo di crescita dell’animale che porta ad un rapido aumento della muscolatura, ma non altrettanto di cuore e polmoni. Per le mucche la sopravvivenza non è semplice. Anche in questo caso, spiega Erik Marcus, una dieta ipercalorica è necessaria per ingrassare rapidamente gli animali. L’evento probabilmente più traumatico che coinvolge i bovini si verifica nell’industria del latte. Bere latte significa causare la separazione tra madre e vitello e supportare l’industria della carne di vitello. L’allontanamento dei piccoli dalle madri viene vissuto, precisa il Professor John Webster della Bristol University, come un vero e proprio lutto. La separazione si verifica subito dopo la nascita o qualche giorno dopo, e i vitelli sono allevati per la loro carne. La loro alimentazione è carente di ferro e il movimento è ridotto, così da impedire la crescita muscolare e rendere la carne tenera e bianca. I livelli di produzione delle mucche da latte sono estremamente intensi, arrivano infatti a produrre 10 volte la quantità richiesta da un vitello in natura grazie all’utilizzo di ormoni della crescita. A causa di questa produzione forzata, le mucche possono sviluppare mastiti croniche, ossia infezioni dolorose alle mammelle.

Rendersi consapevoli e agire con coscienza

Alcuni paesi si sono già indirizzati verso sistemi di allevamento meno invasivi al fine di garantire agli animali una sofferenza limitata e, le petizioni sul web per la raccolta di firme con l’obiettivo di ridurre la crudeltà dei sistemi di reclusione, sono assai diffuse. La strada è però ancora lunga, gli animali permangono perlopiù reclusi in spazi confinati senza accesso diretto alla luce del sole, lontani dal loro habitat naturale. Sarebbe decisamente più semplice e meno doloroso non affrontare la componente etica della nostra dieta. Utilizzando il detto “occhio non vede, cuore non duole”, lo scrittore Richard Oppenlander afferma che non conoscere l’origine del nostro cibo ci risparmierebbe da una buona dose di sensi di colpa e cambiamenti radicali delle nostre abitudini. Tuttavia precisa che è un nostro dovere agire con coscienza. Non è forse vero che siamo orgogliosi della nostra capacità di provare compassione verso il prossimo e della nostra sete di conoscenza? La ricerca di informazione, una mente aperta e una presa di consapevolezza sono gli ingredienti fondamentali per conoscere la verità e prendere liberamente una scelta. Accettare consapevolmente le menzogne dell’industria zootecnica non fa altro che facilitare il suo lavoro trasformandoci in pedine all’interno di un sistema che ci muove a proprio piacimento, scrive la Dottoressa Melanie Joy, autrice del libro Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche. È necessario, continua la scrittrice, che ci rendiamo coscienti di questa scomoda verità e ci lasciamo alle spalle quella che il Dottor Oppenlander definisce un’ignoranza di comodo.

Ylenia Vimercati


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