Prada, è ora di dire basta alle pellicce

Prada, è ora di dire basta alle pellicce

12 septiembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Stop all’impiego di inserti di pelliccia nelle nuove collezioni. L’appello alla maison Prada è stato lanciato da Fur Free Alliance in occasione dell’imminente inizio delle settimane della moda che si terranno a New York, Londra, Milano e Parigi. «I consumatori sostengono le aziende che dimostrano di preoccuparsi degli animali, motivo per cui così tanti concorrenti di Prada sono già passati al furfree. Prada dovrebbe unirsi ad altri leader della moda invece di sostenere una filiera estremamente crudele come quella della pellicceria», ha dichiarato Joh Vinding, presidente di Fur Free Alliance.

Gli altri brand che hanno già detto no

Tanti, infatti, sono le case di moda che hanno detto basta all’impiego delle pellicce. Tra questi figurano i nomi di Gucci, Versace, Armani, Michael Kors, Donna Karan e Hugo Boss. Sempre più paesi, inoltre, hanno bandito questo tipo di allevamenti. L’ultimo caso – in ordine di tempo – è quello del Belgio, dove non potranno più essere aperti allevamenti di animali destinati al mercato delle pellicce.

L’indagine shock negli allevamenti

Negli allevamenti che ancora restano operativi, invece, la situazione per gli animali è drammatica. A dimostrarlo una recente indagine condotta in Lituania dall’associazione Essere Animali. In questo stato negli ultimi anni la produzione è aumentata: qui, infatti, sono confluite numerose aziende provenienti da paesi in cui è diventato illegale allevare animali per farne capi d’abbigliamento e attualmente si stima che siano due milioni i visoni rinchiusi negli allevamenti. «A causa dello stress i visoni nelle gabbie si mangiano letteralmente vivi fra loro, amputandosi intere parti del corpo e agonizzando per giorni prima di morire. Questi visoni non saranno nemmeno più utili al commercio, ma dal punto di vista economico ai produttori non conviene curarli e li lasciano quindi a morire tra stenti e agonie – ha detto l’associazione –. Queste immagini sono state filmante in allevamenti in Lituania, ma scene simili le abbiamo più volte riprese anche in Italia».


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