Dai coproliti ai dinosauri, gli escrementi fossili svelano indizi sul passato

Dai coproliti ai dinosauri, gli escrementi fossili svelano indizi sul passato

10 septiembre, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Esistono resti fossili di ogni genere, persino di sterco. Gli escrementi fossili sono in grado di svelarci preziose informazioni sulle forme di vita passate e, forse, la questione si fa ancora più intrigante se a produrre le feci fossilizzate, note con il termine tecnico di coproliti, è stato proprio un dinosauro. I coproliti, dal greco kópros (sterco) e líthos (pietra), sono oggetto dell’attenzione di paleontologi che si specializzano nello studio degli icnofossili, ovvero tracce fossili lasciate dall’attività biologica di organismi del passato che forniscono una prova indiretta della loro esistenza. Questi costituiscono delle vere e proprie fonti di indizi circa le abitudini alimentari, le interazioni sociali, il metabolismo, la fisiologia e i paleoambienti esistiti all’epoca dei dinosauri.

Forma e contenuti

I coproliti sono tanto preziosi quanto difficili da riconoscere e da attribuire a specifici organismi, scrive la Dottoressa Karen Chin dell’Università di Boulder, specializzata nello studio di tracce fossili risalenti all’era mesozoica. Dopo un’attenta analisi, la prima caratteristica che solitamente permette agli studiosi di non avere dubbi sulla presenza di un coprolite è la forma. Ce ne sono di vari tipi: sferoidale, ellissoidale, cilindrica, a corda e a spirale. Uno studio più approfondito sulla composizione chimica in laboratorio permette, poi, di attribuire il coprolite a un organismo erbivoro o carnivoro. La concentrazione di fosfato di calcio sarà, per esempio, molto alta in caso di una dieta carnivora, dovuta all’ingestione di ossa o altri tessuti animali. La ricerca prosegue con le analisi delle superfici dei coproliti e delle sezioni sottili ottenute dai campioni, che possono essere determinanti per stabilire la dieta dell’animale. È possibile osservare elementi biologici tuttora ben conservati, quali frammenti di ossa, tessuti muscolari e parti vegetali.

Identificare il produttore

L’identificazione dell’animale che ha prodotto un dato coprolite è sempre complessa. Se si è abbastanza fortunati, però, la formazione geologica in cui sono stati rinvenuti sarà in grado di portare alla luce ulteriori indizi per una corretta interpretazione. Gli studiosi Chin e Gill sostengono che la prossimità dei coproliti a fossili di dinosauro, affiancata alle analisi effettuate in laboratorio, sia di fondamentale importanza per risalire al produttore. È prioritario focalizzarsi sulla fauna di dinosauri che popolava le terre durante l’età geologica presa in considerazione e in cui i coproliti sono stati rinvenuti, così da selezionare ed escludere a priori determinate specie. Da uno studio pubblicato nel settembre 2017 sul consumo di crostacei da parte di dinosauri megaerbivori, i ricercatori Chin, Feldmann e Tashman, si soffermano proprio su questo punto. Dato il ritrovamento di numerosi fossili di adrosauro presso l’area di rinvenimento di grossi coproliti ricchi di materiale vegetale in Nord America, questi dinosauri sarebbero con buona probabilità i responsabili di suddetti escrementi fossili. Le informazioni ottenute dallo studio delle associazioni tra coproliti e scheletri fossili vanno comunque utilizzate con cautela. Come precisa la Dottoressa Chin, dobbiamo considerare la possibilità che una simile associazione sia in realtà puramente casuale, ovvero che le carcasse e i coproliti siano stati in realtà depositati in occasioni diverse.

La ricerca continua

Nonostante le difficoltà che lo studio dei coproliti può comportare, la conoscenza sulla dieta dei dinosauri e sugli ecosistemi del passato che possiamo trarne è di inestimabile valore. Purtroppo la pubblicazione di articoli in questo settore non è così frequente come in altri campi della scienza, ma ciò non scoraggia i ricercatori dall’insistere nel reperire e analizzare questi fossili. Non solo hanno permesso loro di avanzare ipotesi sulle abitudini alimentari di dinosauri erbivori e carnivori e, sui potenziali produttori, ma anche sugli ambienti di deposizione. Impronte di vegetazione a livello della superficie esterna o resti vegetali inclusi nella massa dei coproliti hanno, infatti, consentito di aggiungere tasselli alla composizione della flora che un tempo dominava questi luoghi.

Ylenia Vimercati


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