La nursery dello squalo bianco che svela molto sulle abitudini del predatore marino

La nursery dello squalo bianco che svela molto sulle abitudini del predatore marino

23 agosto, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Andrea Di PiazzaANDREA DI PIAZZA

Anche i piccoli di squalo bianco (Carcharodon carchariasvanno all’asilo nido. Una ricerca scientifica coordinata dal National Marine Fisheries Service di Gloucester (MA, U.S.A.) e con la collaborazione di altre importanti istituzioni americane tra cui OCEARCH, ha messo in luce le abitudini di giovanissimi esemplari di squalo bianco attraverso la combinazione di rilevamenti satellitari e tecnologie acustiche nell’Atlantico nord-occidentale. Lo studio è stato pubblicato pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista Scientific Reports.

 

La ricerca

Ricerche precedenti avevano già messo in luce come al largo del New York Bight – l’ampia rientranza costiera che va da Cape May a sud, fino a Long Island a nord – si registrassero frequenti osservazioni di giovani esemplari di squalo bianco. Tuttavia, per dimostrare che la regione svolgesse da ‘asilo nido’ o addirittura da nursery, secondo i biologi andavano soddisfatte almeno tre condizioni: i) frequenza di osservazione maggiore nell’area in questione, rispetto a zone limitrofe; ii) ricorrenza annuale nelle osservazioni; iii) permanenza dei giovani esemplari nell’area per periodi prolungati. Se i primi due punti erano stati confermati dagli studi precedenti, il terzo punto invece è stato l’oggetto principale della ricerca pubblicata a luglio. Gli studiosi hanno utilizzato dei tag satellitari e acustici che sono stati applicati su 10 giovani squali con dimensioni comprese tra 138 e 166 centimetri, pescati e rilasciati in mare al largo di Long Island (New York). I dati satellitari, consultabili pubblicamente sul sito di OCEARCH, mostrano come durante il periodo agosto-ottobre i giovani squali rimangano al largo di Long Island (e dunque all’interno della New York Bight) nuotando parallelamente alla linea di costa e tenendosi in acque poco profonde (5 – 75 m). Non è chiaro se il parto avvenga nelle stesse acque, ma pare che i piccoli di squalo bianco entrino nella regione pochi mesi dopo essere venuti alla luce, e qui passano la prima estate della loro vita. La zona, caratterizzata da una bassa profondità e dalla presenza di cibo, offre inoltre un riparo dai grandi predatori pelagici che nuotano più al largo. In tardo autunno i giovani squaletti migrano verso sud ed in particolare verso le acque della Carolina del nord e della Carolina del sud, seguendo sempre la linea di costa e mantenendosi dunque in acque poco profonde. Alcuni individui sono visti ritornare nelle acque della New York Bight a fine primavera: un comportamento che dimostrerebbe un certo grado di fedeltà all’area di ‘nursery’ nei primi anni di vita.

 

Il pericolo viene dall’uomo

In questa regione densamente popolata, i giovani squali bianchi sono esposti a significativi impatti antropici come la pesca accidentale e intensiva, ed il degrado dell’habitat costiero. Poiché i tassi di sopravvivenza giovanile sono determinanti per la sostenibilità della popolazione a lungo termine, appare chiaro come siano necessarie ulteriori ricerche per valutare gli impatti potenziali delle attività umane sulla popolazione di squali bianchi dell’Atlantico nord-occidentale e soprattutto sulla loro fase di vita in cui sono più vulnerabili. Allo stesso modo è necessario attivare delle misure di protezione per garantire la permanenza dei grandi predatori nei mari del mondo, senza i quali la vita sottomarina potrebbe avere catastrofiche conseguenze.

© RIVISTA NATURA

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