Tragicomiche avventure di un (papà) naturalista in vacanza

10 agosto, 2018 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Sì, perché il punto di vista è quello che conta. O se vogliano, il background accademico. Tre figlie e una moglie la vedono in un modo; l’unico maschio della famiglia, padre e marito, e soprattutto naturalista, in un altro. Risultato: scaramucce, musi lunghi e incomprensioni. La geografia, innanzitutto. Entroterra friulano, a una ventina di chilometri da Lignano Sabbiadoro. Perché qui? Perché c’è già una casa ereditata dagli avi, e dunque, ci si adatta. Per il naturalista è una manna dal cielo. Per gli altri un po’ meno.

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Scampato ragnicidio

Vivere in una vecchia casa di campagna a due passi da Palazzolo dello Stella, in una frazione chiamata Il Paludo, basta il nome, ed è già delirio. L’altro giorno per esempio, incappo in un bell’esemplare di argiope femmina; colori sgargianti e aria terribilmente minacciosa. Il paradiso. Mi fermo e l’osservo come si punta un’miraggio. Ma gli altri, anzi, le altre, alzano il tiro: «Di che diamine stiamo parlando? Uccidi quel coso!». «Quel coso è un bellissimo ragno». «Noi non ne vogliamo sapere, grazie, lo puoi fare fuori, sennò ci pensiamo noi!». E allora io devo perfino proteggerlo perché il rischio di un ragnicidio è davvero elevato.  Non comprendono, mi dico, ma tant’è. Mia moglie arriva insieme a una formica gigante. È una specie davvero interessante. Da noi, in Brianza, non ce ne sono. Qui è come se fossero pompate ad aria compressa. L’aria buona?, Mah. Anche in questo caso mi metto a disposizione di Linneo. Vorrei studiarla meglio, ma significherebbe farla fuori per scrutarla al microscopio o perlomeno con una lente. Solo così arriverei a una perfetta disanima. Ma preferisco lasciarla andare. Mi informerò una volta a casa. Perché non oggi con internet? Perché internet nel paludo non funziona. È già tanto se vanno i lampioni della strada; che infatti non vanno. Immaginare l’Ottocento è un incantesimo.

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La notte delle stelle cadenti

E allora di notte il cielo diventa apocalittico. Ma se siamo ad agosto è l’occasione giusta per contemplare il firmamento. Ci sono le stelle cadenti. «In realtà non si chiamano così, perché le stelle non cadono». «Per noi sono le stelle cadenti, e in ogni caso, col buio col piffero che usciamo a vederle». Così tutti gli anni è la stessa storia. Sono io che esco, e loro stanno in casa a giocare a scala quaranta. Se la fortuna mi assiste lo spettacolo può anche essere davvero entusiasmante. Questi misteriosi corpi che bruciano nell’atmosfera, sbriciolandosi prima dell’impatto, ricordandoci quel che accadde 64 milioni di anni fa; e addio T-Rex. Un naturalista scienziato non dovrebbe crederci, ma è necessario sapere sognare, e allora perché non un desiderio? Ogni anno ne esprimo uno, ma poi ci si dimentica e va beh… il suono che accompagna un’osservazione naturalistica è spesso interrotto da altri fraseggi metafisici. Un giorno fu il rumore di una nutria che cercava spazio fra le spighe di mais. È un animale che fa una certa impressione e che sta provocando gravi problemi a molti habitat. È infatti alloctono e mal s’accorda con la fauna indigena. E poi le libellule. In un paludo sono di casa. Il loro vocio è molto delicato, quasi impercettibile. Ce ne sono di tanti tipi. Le mie preferite hanno il corpo lungo e affusolato, di colore azzurro. Qualche anno fa ne ho recuperata una, già morta, e l’ho analizzata con puntiglio. Gli odonati sono animali fantastici, e non posso fare a meno di pensare al Carbonifero, quando attraversavano i nostri cieli con aperture alari da sfidare un pterodattilo.

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Tutti al mare

Poi ci sono le gite. «Se fosse per noi andremmo sempre al mare». «Siete impazzite? Tutto il giorno lì come delle acciughe?». «Ci sono i nostri amici e le amiche della mamma. Mentre tu te ne stai sempre lì come un ginepro a leggere». Un ginepro? Eh sì, in simili contesti la montagna mi manca. Ecco perché a volte ci provo, a puntare verso nord est. Sono pochi chilometri e siamo già in Slovenia. Dove c’è il parco del Triglav. Bled. I laghi vicino a Bled. Non solo. C’è il Carso. Il carbonato di calcio soggiace all’azione dell’anidride carbonica e dell’acqua, e così si creano le famose voragini carsiche, le doline e… ahinoi, le foibe. Ci sono fiumi che scorrono completamente sottoterra e animali delle profondità che vivono solo qui. La vegetazione carsica è emblematica. Te ne accorgi muovendoti da Latisana verso Trieste. All’altezza di Monfalcone cambia tutto. E i vegetali danno davvero l’impressione di respirare un’aria diversa. O forse, un terreno diverso. E non è un caso che solo qui crescano viti secolari, che danno vini peculiari, il Terrano.

Lungo i fiumi e la storia

Il Friuli va vissuto da cima a fondo. Non ci si può fermare solo alla laguna. Occorre risalire i fiumi.  Il Tagliamento è forse quello più incontaminato d’Italia. Per Kafka era il fiume che non c’è; ché d’estate sparisce, quasi. L’intreccio dei suoi meandri racconta l’invecchiamento di un alveo, e indica costumi caduti in disuso e nel dimenticatoio. Antropologie perse per sempre, o forse solo protette da figure gelose, come il territorio che le rappresenta. A Ragogna si possono perfino ripercorre i cammini dei fanti in ritirata da Caporetto. Una geografia figlia di incontri che si sono susseguiti dalla notte dei tempi. Quando per la prima volta la nostra specie attraversò la Tracia per giungere in centro Europa. 40mila anni fa. In Italia, anche. E da dove se non da qui? È un mondo tutto da esplorare, ancora da esplorare, anche quando si hanno quattro donne che remano contro e vorrebbero solo ascoltare canzoni di classifica. Ma poi, si sa, anche in loro rimarrà qualcosa, e se ne ricorderanno più di ogni altra consuetudine. Quando saranno grandi o forse, semplicemente, desiderose di vivere un’altra magica estate.

Fuente: RIVISTA NATURA

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