Un eroe italiano nella storia del Perù

Francisco Bolognesi Cervantes combatté valorosamente nella Guerra del Pacifico

di Generoso D’Agnese

“Ho dei sacri doveri da adempiere e li adempirò fino a quando non avrò esploso l’ultima cartuccia”. 

Con queste parole Francisco Bolognesi Cervantes pronunciò il suo epitaffio, preparandosi a quella che sarebbe stata la sua ultima battaglia.

Da eroe.

Francisco Bolognesi Cervantes era uno dei tanti figli di quell’Italia migrante che per secoli ha solcato gli Oceani alla ricerca di un nuovo sogno da realizzare. Il padre di Francisco, Andrea Bolognesi era nato a Genova ed era diventato un bravo violoncellista e direttore d’orchestra originario . Nel  1807 (alcune fonti citano il 1810) decise di trasferirsi in Perù, terra nella quale conobbe la futura moglie Juana Cervantes Pacheco, e in cui sarebbe diventato padre di Francisco che vide la luce il 4 novembre del 1816, a Lima. Francisco visse a nella capitale peruviana fino all’età di otto anni, per poi trasferirsi con la famiglia ad   Arequipa, città di origine della madre. La scelta non si rivelò fortunata. Francisco entro nel seminario del consiglio di san Geronimo nel 1825 ma nel 1832 fu costretto ad abbandonare, dopo la morte prematura del padre. Dotato di grande talento per la matematica, il giovane di origine genovese, iniziò a lavorare nell’azienda commerciale dei signori Lebris e Violler, dimostrando ad appena 19 anni di essere un abile e apprezzato contabile.

Ottenuto un prestito, nel 1840 Francisco   Bolognesi avviò un’attività imprenditoriale in proprio, legata allo sfruttamento e al commercio della coca, del caffè, della cascarilla e della buccia, trasferendosi così nella regione montuosa di Carabaya, situata nel dipartimento di Puno.

La sua vita sarebbe continuata sui binari del successo commerciale se non fosse sopravvenuta la minaccia di una guerra contro la Bolivia. A 37 anni, ormai affermato commerciante, sposato e padre di figli, Francisco scelse di abbracciare la vita militare e nonostante l’età riuscì a farsi arruolare come ufficiale in 2^ di un Reggimento di Cavalleria, pronto così ad andare in guerra.

Scongiurato il  temuto conflitto con la Bolivia, il Perù precipitò però in una sanguinosa guerra civile, storicamente conosciuta come    “Rivoluzione Liberale”. Bolognesi si ritrovò a combattere sotto la guida del ex Presidente Ramon Castilla il quale nominò l’italoperuviano  Tenente Colonnello, destinandolo dapprima al servizio di Stato Maggiore e poi presso il 2° Battaglione Libero di Arequipa, del quale divenne Comandante in 2^.

Dopo la definitiva sconfitta del Presidente Echenique nella battaglia della Palma, combattuta nei pressi di Lima il 5 gennaio del 1855, l’ormai affermato ufficiale decise di rimanere in servizio nell’Esercito accettando il  comandò dell’Artiglieria, e  impegnandosi con solerzia anche in altri incarichi ufficiali legati alla politica nazionale. 

Nel 1860,   Francisco Bolognese accettò di salpare  alla volta dell’ Inghilterra, per cercare di armi da acquistare per conto del suo Paese.  Ripeté il viaggio quattro anni dopo, nell’imminenza della guerra    “  Ispano-Sudamericana”  e andò in congedo nel 1871 con la carica di  Comandante in Capo dell’Artiglieria dell’Esercito. La vita da pensionato durò poco. Nel 1879 Cile, Perù e Bolivia innescarono la”Guerra del Pacifico” (più nota come  Guerra del Salnitro” determinando il ritorno di Bolognesi in servizio attivo. L’ormai attempato ufficiale partecipò  al conflitto insieme al fratello Mariano, anche lui Colonnello d’Artiglieria, andando a combattere nelle battaglie di San Francisco e Tarapacà. Al comando della 3^ Divisione, composta dal 2° Battaglione delle Guardie Ayacucho e Arequipa difese strenuamente  Arica dal massiccio attacco delle truppe cilene    All’alba del 7 giugno 1880 le truppe cilene scatenarono l’assalto ai forti di Ciudadela ed Este in quella battaglia di Arica che sarebbe diventata simbolo del lungo conflitto fratricida.

Bolognesi combattè eroicamente alla testa della piccola guarnigione di 400 uomini. tenendo testa all’assalto cileno di 5000 uomini.  Nell’ultimo feroce corpo a corpo, il colonnello Bolognesi fu ferito da un proiettile ma nonostante fosse gravemente ferito continuò a combattere fino a quando non ricevette infine il colpo mortale (secondo alcuni dovuto al calcio di un fucile alla testa, secondo altri dovuto a un secondo proiettile) . Con lui furono trucidati tutti i suoi valorosi soldati. Al suo fianco morì il Capitano di Marina Juan Guillermo More, capo delle batterie del Morro, che combatté fino all’ultimo momento della sua vita con una rivoltella e una spada in mano. La morte in battaglia risparmiò all’ufficiale di origine ligure il dolore per la perdita di due suoi figli, anche loro trucidati nella Guerra del Pacifico.    Augusto ed Enrique, che avevano preso parte al conflitto assieme all’altro fratello, Federico e furono gravemente feriti  rispettivamente nelle battaglie di San Juan e Miraflores, morendo giorni dopo (gennaio 1881).

L’eroismo di Francisco Bolognesi Cervantes non passò inosservato. Le sue spoglie furono inumate nella   Cripta degli Eroi, presso il Cimitero principale di Lima e le sue gesta furono cantate dal poeta Chocano. La Nazione intera, il 5 novembre del 1905 volle, invece, dedicargli un monumento nella stessa città di Lima, in quella che da allora fu chiamata Plaza Bolognesi. In suo onore una via della città di Arica porta attualmente il nome di “Calle Bolognesi“, mentre a Tacna, una sua statua si trova accanto all’Arco Parabolico sul Paseo Cívico.